Proseguono con rigore scientifico e grande attenzione gli accertamenti relativi alla morte dell’orso ritrovato nei giorni scorsi nella Valle Carritana, nel cuore del territorio comunale di Ortona dei Marsi. Un caso che ha suscitato forte emozione tra cittadini, esperti e ambientalisti, e che ora è oggetto di indagini approfondite da parte delle autorità veterinarie e scientifiche.
Tra martedì 15 e mercoledì 16 aprile, presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo, è stata eseguita una radiografia total body sull’animale, con l’obiettivo di chiarire eventuali responsabilità legate a impatti violenti o a colpi d’arma da fuoco. I risultati, resi noti nelle ultime ore, hanno consentito di escludere con buona certezza l’ipotesi di un investimento da parte di veicoli. Allo stesso modo, non sono emersi elementi compatibili con ferite da armi da fuoco di grosso calibro.
Tuttavia, l’esame radiografico ha evidenziato la presenza di piccoli pallini da caccia distribuiti in alcune aree del corpo dell’animale. Questi frammenti, verosimilmente residui di un contatto con armi a pallini di piccolo calibro, non appaiono al momento come la causa diretta della morte, ma rappresentano un dettaglio che richiederà ulteriori approfondimenti per comprenderne origine, epoca e possibile rilevanza nel quadro clinico generale.
Il quadro patologico emerso dall’autopsia, condotta dai medici veterinari dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale”, ha fornito altri elementi utili all’indagine. L’orso, un esemplare adulto in buona salute apparente, aveva un peso di 203 chilogrammi: un dato che sottolinea come, in questa fase dell’anno, il territorio offra una disponibilità alimentare adeguata, elemento cruciale per la sopravvivenza e il benessere della fauna selvatica.
Accanto a ciò, i veterinari hanno riscontrato lesioni esterne di natura ancora in fase di analisi. Non è possibile al momento stabilire se siano compatibili con interazioni aggressive, cause accidentali o atti dolosi. Gli esiti definitivi arriveranno solo con ulteriori esami diagnostici.
Importante anche la tempistica: la morte dell’animale, secondo quanto accertato, risalirebbe ad almeno 48 ore prima del ritrovamento della carcassa, avvenuto domenica scorsa. Il lasso di tempo trascorso ha contribuito a un avanzato stato di decomposizione, con colliquazione estesa degli organi interni. Questo processo ha inevitabilmente ridotto le possibilità di ottenere dati chiari dagli esami necroscopici, rendendo necessari ulteriori accertamenti di laboratorio, alcuni dei quali molto specifici.
Nei prossimi giorni, l’Istituto Zooprofilattico completerà una serie di analisi chimico-tossicologiche, fondamentali per accertare l’eventuale ingestione di sostanze velenose o contaminanti. Parallelamente, saranno effettuati test per patologie infettive che potrebbero aver contribuito al decesso.
Gli esperti sottolineano che, nonostante l’assenza al momento di evidenze compatibili con cause violente dirette, ogni elemento deve essere vagliato con rigore. In attesa dei risultati definitivi, le autorità invitano alla cautela nell’interpretazione delle informazioni e ribadiscono l’importanza di tutelare con responsabilità e serietà un patrimonio faunistico di inestimabile valore come quello rappresentato dagli orsi marsicani.
