Pakistan-India, tensione alle stelle: “riduzione dell’acqua dell’Indo sarebbe un atto di guerra”

Si rischia lo scoppio della guerra tra India e Pakistan dopo l’attentato in Kashmir? Cosa sta succedendo in queste ore nel botta e risposta tra i due Paesi

Il Pakistan ha raccolto informazioni secondo cui l’India starebbe pianificando attacchi terroristici in territorio pakistano, ha dichiarato in conferenza stampa il Ministro della Difesa di Islamabad, Khawaja Asif, aggiungendo che nell’eventualità in cui tali attentati venissero effettivamente condotti, Nuova Delhi “pagherà un caro prezzo”. “La nostra risposta sarà proporzionata e tempestiva”, ha detto Asif, senza tuttavia fornire prove dirette a sostegno delle accuse. Le parole del Ministro arrivano nel pieno di una nuova crisi tra le due potenze nucleari dell’Asia meridionale, le cui relazioni sono già segnate da anni di rivalità storica e da episodi di conflitto armato, in particolare nella regione contesa del Kashmir.

Le autorità di Islamabad affermano da tempo che l’India sostenga gruppi armati attivi in alcune province pakistane, tra cui il Belucistan, accusa sempre smentita da Nuova Delhi, che a sua volta imputa al Pakistan il sostegno a milizie islamiste operanti sul territorio indiano.

Qualsiasi tentativo da parte indiana di ridurre la fornitura d’acqua del fiume Indo sarà considerato un “atto di guerra”. Non usa mezzi termini il Pakistan nell’annunciare “misure ferme” contro qualsiasi “minaccia indiana”, dopo che New Delhi ha annunciato il ritiro dal trattato sulle acque dell’Indo, ratificato nel 1960 e mai denunciato nonostante tre guerre. La Commissione di sicurezza nazionale, a quanto riferisce la stampa pakistana, ha minacciato tra l’altro di congelare il trattato che quasi 55 anni fa, il 2 luglio del 1970, ha messo fine alle ostilità tra i due Paesi. “Il Pakistan eserciterà il diritto di sospendere tutti gli accordi bilaterali con l’India, incluso – ma non solo – l’accordo di Simla, fino a quando l’India non smetterà di fomentare il terrorismo all’interno del Pakistan”, si legge nella nota diffusa al termine della riunione della Commissione e riportata dalla stampa locale.

Le misure decise dal Pakistan

Oggi il Pakistan ha decretato la chiusura immediata del valico di frontiera di Wagah con l’India e la sospensione di tutti gli accordi bilaterali, incluso il trattato di Simla del 1972 che pose fine alla guerra tra i due Paesi, annuncia una nota dell’ufficio del Primo Ministro Shehbaz Sharif. Il governo pakistano definisce le misure indiane “unilaterali, irresponsabili e prive di legittimità giuridica“, annunciando che “tutti gli accordi bilaterali con l’India, incluso il trattato di Simla, saranno sospesi fino a quando Nuova Delhi non cesserà le sue presunte azioni ostili”.

Tra le misure adottate figurano la chiusura dello spazio aereo pakistano ai voli operati da vettori indiani; la sospensione di tutti gli scambi commerciali bilaterali, anche tramite Paesi terzi; l’espulsione dei consiglieri militari indiani e parte del personale diplomatico dell’Alta commissione a Islamabad entro il 30 aprile. Il numero complessivo dei diplomatici indiani sarà ridotto a 30.

Il Pakistan ha inoltre revocato i visti rilasciati nell’ambito dello schema di esenzione dell’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC) per i cittadini indiani, ad eccezione dei pellegrini sikh, che dovranno comunque lasciare il Paese entro 48 ore.

Islamabad ha infine avvertito che ogni tentativo indiano di sospendere unilateralmente il Trattato sulle acque dell’Indo sarà considerato un “atto di guerra” e affrontato con “tutta la forza dello Stato“.

Le mosse dell’India

Tutto questo avviene dopo che il governo di Nuova Delhi ha stabilito che tutti i cittadini del Pakistan dovranno lasciare l’India entro il 27 aprile prossimo, ad aggravare le misure già assunte nella giornata di ieri. L’India, si legge in un comunicato del Ministero degli Esteri, ha deciso di sospendere immediatamente il rilascio di visti per i cittadini pachistani, mentre tutti quelli già rilasciati saranno revocati a partire dal 27 aprile (con la sola eccezione dei visti medici, che rimarranno validi fino al 29 aprile). Il governo indiano ha quindi invitato tutti i cittadini pakistani attualmente presenti nel Paese a lasciare l’India entro la scadenza dei loro visti, come ora modificata.

Parallelamente, Nuova Delhi ha fortemente sconsigliato ai cittadini indiani di recarsi in Pakistan, raccomandando a coloro che si trovano già nel Paese di rientrare in India al più presto.

Attentato in Kashmir: il Pakistan respinge le accuse

Il vicepremier e ministro degli Esteri del Pakistan, Ishaq Dar, ha invitato l’India a fornire prove concrete sul presunto coinvolgimento di Islamabad nell’attacco armato che ha causato almeno 26 morti e 17 feriti a Pahalgam, località turistica situata nella parte del Kashmir amministrata da Nuova Delhi. “L’India ha ripetutamente giocato la carta delle accuse infondate. Se ha davvero prove del coinvolgimento del Pakistan, le condivida con noi e con il mondo intero”, ha dichiarato Dar durante una conferenza stampa tenuta dopo una riunione ad alto livello del Comitato per la sicurezza nazionale.

L’attacco, il più sanguinoso contro civili nella regione dal 2000, è avvenuto nei giorni scorsi quando uomini armati hanno aperto il fuoco su un gruppo di visitatori, uccidendo principalmente cittadini provenienti da diverse regioni dell’India e una persona di nazionalità nepalese. L’azione è stata rivendicata da un gruppo poco noto, chiamato Fronte della resistenza, che l’India considera legato alla formazione armata pakistana Lashkar-e-Taiba (LeT).

Il Pakistan, ha aggiunto il Ministro, “resta impegnato nel contrasto al terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni”, sottolineando che qualsiasi tentativo di politicizzare una tragedia umanitaria rischia di minare ulteriormente le già tese relazioni bilaterali. Il Pakistan si sta preparando a un potenziale attacco militare da parte dell’India in seguito all’attacco terroristico nel Kashmir. Il Pakistan afferma di non volere un’escalation, ma gli analisti avvertono al New York Times che i rischi superano quelli del 2019. Finora, non ci sono segnali di un cambiamento di atteggiamento da parte delle forze armate indiane.