Pioggia d’oro dallo Spazio: scoperto un nuovo “alchimista” cosmico

"È davvero incredibile pensare che alcuni degli elementi pesanti che ci circondano siano prodotti in ambienti estremi e pazzeschi"

Un team di ricercatori del Flatiron Institute ha scoperto che le esplosioni di una rara classe di stelle chiamate magnetar possono essere potenti fabbriche cosmiche di metalli preziosi come oro, platino e uranio. In particolare, un’eruzione osservata nel 2004 avrebbe prodotto una quantità di elementi pesanti pari a circa un terzo della massa terrestre, risolvendo un mistero astrofisico rimasto irrisolto per 2 decenni.

Le magnetar sono stelle di neutroni avvolte da campi magnetici milioni di miliardi di volte più forti di quello terrestre. Quando rilasciano un’eruzione gigante, la loro potenza è tale da superare in pochi secondi l’energia emessa dal Sole in un milione di anni. I ricercatori hanno ora collegato una di queste esplosioni, registrata nel 2004, alla produzione di elementi pesanti tramite il cosiddetto processo r, un raro tipo di reazione nucleare che richiede ambienti estremi e ricchi di neutroni.

Finora si pensava che tali condizioni si verificassero solo durante la collisione tra 2 stelle di neutroni, come confermato nel 2017. Tuttavia, le quantità osservate di elementi pesanti nella galassia suggerivano che ci dovesse essere un’altra fonte. Secondo il nuovo studio, pubblicato su The Astrophysical Journal Letters, le eruzioni giganti delle magnetar potrebbero contribuire fino al 10% degli elementi pesanti presenti nella Via Lattea.

È davvero incredibile pensare che alcuni degli elementi pesanti che ci circondano, come i metalli preziosi presenti nei nostri telefoni e computer, siano prodotti in questi ambienti estremi e pazzeschi”, afferma Anirudh Patel, primo autore dello studio. Con l’aiuto di future missioni spaziali, come il Compton Spectrometer previsto per il 2027, gli scienziati sperano di individuare altri eventi simili e completare il puzzle della nascita degli elementi più preziosi dell’universo.