PNALM: l’orso bruno marsicano si espande e si riproduce, il monitoraggio rivela una lenta ripresa

Analizzando i dati raccolti dal 2006 a oggi, si evidenzia una chiara tendenza positiva non solo nel numero di femmine riproduttive, ma anche nella loro distribuzione territoriale

Da quasi due decenni, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise conduce un’attenta e sistematica attività di monitoraggio finalizzata a censire le femmine di orso bruno marsicano con cuccioli. Questa pratica, ormai consolidata, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per comprendere le dinamiche riproduttive di questa sottospecie unica e fortemente minacciata. Non si tratta solo di contare quante femmine si riproducono annualmente e quanti piccoli nascono, ma di raccogliere dati cruciali per analizzare le tendenze demografiche di lungo periodo e valutare lo stato di salute della popolazione.

L’orso bruno marsicano, una popolazione endemica dell’Appennino centrale, presenta caratteristiche ecologiche e comportamentali specifiche che ne influenzano profondamente il ciclo riproduttivo. Sebbene biologicamente le femmine siano potenzialmente fertili già a partire dai quattro anni d’età, osservazioni sul campo confermano che, in realtà, la prima riproduzione avviene spesso non prima dei sei-otto anni. Questa discrepanza è riconducibile a diversi fattori, tra cui la pressione sociale, la competizione intraspecifica e altri meccanismi regolati dalla densità della popolazione.

Orso bruno marsicano cuccioli
Cuccioli di orso bruno marsicano – Foto di Gabriele Vallarino

Anche l’intervallo tra un parto e l’altro rivela un ritmo naturale piuttosto cadenzato: in media, le femmine danno alla luce una nuova cucciolata ogni tre o quattro anni. Emblematico è il caso dell’orsa F08, soprannominata “Sebastiana”, che ha portato a termine con successo ben quattro gravidanze nel corso di undici anni: nel 2013, 2016, 2019 e infine nel 2024. Questo tipo di monitoraggio continuo consente non solo di valutare la frequenza riproduttiva individuale, ma anche di stimare la capacità complessiva della popolazione di rigenerarsi nel tempo.

Un ulteriore aspetto di rilievo emerso dagli studi degli ultimi dieci anni riguarda la variabilità delle condizioni ambientali che influenzano il successo riproduttivo. Nonostante in passato si sia osservato un incremento delle nascite in anni caratterizzati da abbondanti produzioni di faggiola – le cosiddette “stagioni di pasciona” – dati più recenti indicano che l’orso marsicano dispone di una gamma alimentare più ampia di quanto si ritenesse. Questo suggerisce una certa plasticità ecologica, potenzialmente utile per la sopravvivenza a lungo termine della specie.

Tuttavia, il quadro non è privo di elementi di preoccupazione. Uno dei fattori critici che incombono sul futuro della popolazione è la bassa variabilità genetica, una condizione che potrebbe compromettere sia la fertilità sia la sopravvivenza dei cuccioli. Sebbene non esistano ancora dati certi sulla correlazione tra patrimonio genetico ridotto e successo riproduttivo, la comunità scientifica sottolinea la necessità di tenere alta l’attenzione su questo aspetto.

In questo contesto, assume particolare rilievo una delle scoperte più incoraggianti degli ultimi anni: l’espansione dell’areale delle femmine con cuccioli. Analizzando i dati raccolti dal 2006 a oggi, si evidenzia una chiara tendenza positiva non solo nel numero di femmine riproduttive, ma anche nella loro distribuzione territoriale. A partire dal 2014, la presenza di orse e gruppi familiari è stata accertata anche in aree al di fuori del Parco, segno di una progressiva colonizzazione di nuovi habitat. Un passo in avanti di grande significato ecologico, che testimonia la vitalità della popolazione e la capacità dell’orso marsicano di adattarsi a contesti diversi.

Determinanti in questo processo sono state le attività condotte nell’ambito della Rete di Monitoraggio, attiva sia in Abruzzo e Molise che nel Lazio. Solo nel 2021, grazie a tecniche di analisi genetica, sono stati identificati 45 individui al di fuori del Parco, tra cui anche diverse femmine. L’analisi della distribuzione dei campioni associati a esemplari femminili ha mostrato un quasi raddoppio dell’areale rispetto alle stime effettuate nel 2014. Un risultato straordinario, che rafforza le speranze per il futuro di questa icona della fauna appenninica.

Il 2025 sarà un anno cruciale per il monitoraggio della popolazione: per la prima volta verrà realizzata una nuova stima genetica della presenza dell’orso bruno marsicano sia all’interno che all’esterno del suo areale storico, attraverso un approccio coordinato e standardizzato. I risultati attesi da questa nuova indagine potrebbero consolidare ulteriormente le prospettive di conservazione, fornendo una fotografia aggiornata della popolazione e della sua distribuzione.

In un contesto segnato da molteplici pressioni ambientali e dalla continua necessità di garantire la coesistenza tra uomo e fauna selvatica, l’andamento demografico dell’orso marsicano rappresenta un esempio virtuoso di come la scienza, la conservazione attiva e il monitoraggio costante possano contribuire concretamente alla tutela di una specie simbolo del patrimonio naturale italiano.