Scienza e innovazione: sensore svela i segreti dell’antimateria

Grazie ad una tecnologia innovativa, il futuro della fisica delle particelle potrebbe essere più nitido che mai

Un team di ricercatori dell’esperimento Aegis, attivo al CERN con la collaborazione dell’INFN, ha compiuto un significativo passo avanti nello studio dell’antimateria. Come riportato su Science Advances, gli scienziati hanno modificato un comune sensore di immagine, simile a quelli presenti nelle fotocamere degli smartphone, per rivelare le antiparticelle. Questa innovazione sfrutta sensori CMOS (Complementary Metal Oxide Semiconductor) con pixel di silicio inferiori a un micrometro, permettendo di registrare l’impatto degli antiprotoni con una precisione record di 600 nanometri. Inoltre, il sensore è stato in grado di tracciare con estrema accuratezza la traiettoria dei frammenti risultanti dall’annichilazione, offrendo una risoluzione mai raggiunta prima nei rivelatori a pixel.

L’esperimento Aegis ha come obiettivo principale la misura dell’accelerazione gravitazionale dell’antidrogeno, mettendo alla prova il principio di equivalenza debole di Einstein. Il nuovo sensore potrebbe dunque rivoluzionare lo studio dell’antimateria e della gravità.

Secondo Ruggero Caravita, responsabile della collaborazione Aegis, questa tecnologia permette di distinguere con precisione frammenti nucleari, particelle alpha, protoni e pioni, migliorando la comprensione delle interazioni tra antiprotoni e materiali. Per ampliare l’applicabilità del sensore, i ricercatori hanno integrato 60 unità in un unico dispositivo, chiamato Ophanim, ottenendo un rivelatore da 3840 Mpixel, il più avanzato nel suo genere.

Grazie a questa tecnologia innovativa, il futuro della fisica delle particelle potrebbe essere più nitido che mai.