Spazio, vita extraterrestre? Cautela e scetticismo dagli scienziati

Nature dedica un articolo alla scoperta relativa all’esopianeta K2-18 b: “quasi certamente” non si tratta di vita extraterrestre

Trovati “i più forti indizi mai scoperti finora di attività biologica al di fuori del Sistema Solare“. La scoperta è di un team di astronomi guidato dall’Università di Cambridge e riguarda l’esopianeta K2-18 b. Utilizzando il telescopio spaziale James Webb, i ricercatori hanno rilevato nell’atmosfera di K2-18 b molecole che rappresenterebbero la prova di una forma di vita aliena: tracce di dimetil solfuro (DMS) e/o di dimetil disolfuro (DMDS), composti che sulla Terra vengono prodotti dagli organismi viventi, come il fitoplancton marino.

La scoperta, però, suscita anche scetticismo, come rileva “Nature” in un articolo dedicato alla notizia. Per Stephen Schmidt, astronomo della Johns Hopkins University di Baltimora, nel Maryland, “non è una prova schiacciante”, e per Tessa Fisher, astrobiologa dell’Università dell’Arizona a Tucson “quasi certamente non si tratta di vita”. Certo che, se ci fossero davvero DMS e DMDS nell’atmosfera di K2-18b, e se fossero il prodotto di un’attività biologica, ciò rappresenterebbe “una svolta epocale nella ricerca della vita extraterrestre”, si legge nell’articolo pubblicato su Nature.

Stando a quanto riporta l’Università di Cambridge, le osservazioni hanno raggiunto il livello di significatività statistica di “tre sigma”, ovvero la probabilità che siano avvenute per caso è dello 0,3%. Per raggiungere la classificazione accettata per la scoperta scientifica, le osservazioni dovrebbero superare la soglia di cinque sigma, ovvero la probabilità che siano avvenute per caso è inferiore allo 0,00006%.

Le caratteristiche di K2-18b

K2-18b ha una massa 8,6 volte superiore a quella della Terra, un diametro 2,6 volte superiore a quello del nostro pianeta, e si trova a 124 anni luce di distanza nella costellazione del Leone. Precedenti osservazioni avevano identificato metano e anidride carbonica nella sua atmosfera, ed è la prima volta che vengono scoperte molecole a base di carbonio nell’atmosfera di un esopianeta nella zona abitabile.

Risultati coerenti con le previsioni di un pianeta ‘Iceano’: un mondo abitabile ricoperto da oceani sotto un’atmosfera ricca di idrogeno. Pianeti come K2-18 b sono chiamati ‘mini Nettuno’, in virtù della loro massa, ma a parte questo, si sa ancora poco sulla loro composizione. Secondo alcuni ricercatori, alcuni di questi pianeti potrebbero essere esotici mondi acquatici avvolti in atmosfere di idrogeno. Se così fosse, potrebbero essere anche tra i posti migliori in cui cercare la vita extraterrestre.

Studi di modellizzazione effettuati su K2-18 b e su pianeti simili suggeriscono che siano probabilmente sterili. “Uno scenario di un mini-Nettuno senza vita rimane la spiegazione più parsimoniosa”, afferma Joshua Krissansen-Totton, planetologo presso l’Università di Washington a Seattle, a Nature.