L’Australia ha respinto con fermezza l’invito della Cina a “unire le forze” in difesa del libero scambio globale, mentre Pechino cerca alleati per contrastare la nuova ondata di dazi imposti dagli Stati Uniti, ora saliti fino al 125%. L’ambasciatore cinese in Australia, Xiao Qian, ha lanciato l’appello tramite un editoriale pubblicato sul Sydney Morning Herald, in cui esorta Canberra e altri partner commerciali a rispondere congiuntamente ai cambiamenti del mondo. “In queste nuove circostanze, la Cina è pronta a unire le mani con l’Australia”, ha scritto Xiao, delineando un potenziale fronte comune contro le misure protezionistiche di Washington.
Tuttavia, la risposta australiana è stata immediata e decisa. Il Ministro della Difesa, Richard Marles, ha escluso qualsiasi possibilità di un’alleanza commerciale con Pechino: “non stiamo per fare causa comune con la Cina”, ha dichiarato all’emittente Nine News. “Non credo che ci ritroveremo a tenere la mano della Cina. Non vogliamo una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, ma la nostra priorità è diversificare il nostro commercio”.
La situazione
La posizione australiana riflette l’equilibrio delicato che Canberra cerca di mantenere tra il suo alleato storico per la sicurezza, gli Stati Uniti, e la sua principale partner commerciale, la Cina. Mentre Washington continua a rafforzare la sua postura economica contro Pechino, molti osservatori notano con preoccupazione le potenziali ricadute globali.
A complicare ulteriormente il quadro, l’Australia è stata colpita da un dazio generalizzato del 10% su tutte le esportazioni dirette verso gli Stati Uniti, suscitando perplessità anche tra alcuni parlamentari americani, che si chiedono perché colpire un Paese amico. Intanto, il presidente americano Donald Trump, pur avendo sospeso temporaneamente i dazi più alti per alcuni Paesi – ammettendo che avevano fatto vacillare i mercati – ha rafforzato la linea dura nei confronti della Cina. “Stiamo aumentando i dazi al 125% perché non c’è rispetto”, ha affermato Trump, lasciando presagire ulteriori escalation.
Con un commercio globale sempre più ostaggio delle tensioni geopolitiche, l’Australia sceglie la cautela e la diversificazione, evitando di farsi trascinare in alleanze rischiose o guerre economiche su larga scala.


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