Terremoto L’Aquila: andare a scuola tra container e vulnerabilità sismica

A 16 anni dal terremoto del 6 aprile 2009, all'Aquila 3500 bambini e ragazzi vanno ancora a lezione in 17 grandi container

A 16 anni dal terremoto del 6 aprile 2009, all’Aquila sono state ricostruite tre scuole, mentre più di 3500 bambini e ragazzi vanno ancora a lezione in 17 grandi container, i Moduli ad uso scolastico provvisorio, con le carenze e i danni degli anni. A destare allarme tra i Comitati, a causa dei bassi indici di vulnerabilità sismica, sono però 10 strutture esistenti, dove da tempo sono rientrati gli studenti: su queste scuole il Comune ha reso noto di voler approfondire le verifiche. Ci sono poi diversi istituti superiori che già da anni presentavano simili indicatori e sui quali anche la Provincia ha detto di dover svolgere ulteriori indagini.

In un Magazine sul sito ANSA.it il videoreportage con la voce dei Comitati cittadini, quella del Comune, le interviste a due ingegneri docenti di Costruzioni in area sismica, il Professore Antonello Salvatori, dell’Università dell’Aquila, e Alessandro Martelli, che collaudò gli isolatori sismici della nuova scuola di San Giuliano di Puglia.

Gli interventi

Il Comune dell’Aquila ha programmato 18 interventi: 16 finanziati con fondi post-sisma, con un fabbisogno di 93.144.986,32 euro, mentre altri due rientrano tra quelli finanziati con il PNRR, per 7.995.000,00 euro, fa sapere all’ANSA l’ingegnere Leonardo Scimia, consigliere delegato alla ricostruzione delle scuole per il Comune. Poi si è aggiunto, con la delibera CIPESS del 19 dicembre 2024, uno stanziamento ulteriore di 9.699.196,68 euro.

Secondo i comitati, però, i problemi “si declinano in due categorie: i ritardi nella ricostruzione, perché le date di fine lavori delle scuole in cantiere vengono sistematicamente spostate in avanti, e la vulnerabilità sismica di molte strutture scolastiche esistenti”, dice Luca Barbetta del Comitato Scuole Sicure L’Aquila, il raggruppamento locale del Comitato Scuole Sicure Italia.

Al 16° anniversario del terremoto, i Comitati hanno scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invitandolo nuovamente all’Aquila per constatare la situazione. E chiedono un incontro con il Premier Giorgia Meloni.

Vulnerabilità sismica

L’indice di vulnerabilità sismica indica quanto un edificio è in grado di resistere ad un terremoto. “La maggior parte delle scuole esistenti all’Aquila ha indici di vulnerabilità inferiore a 1, quindi il livello di resistenza sismica è inferiore a quello previsto dalla legge del 2018 per edifici di nuova costruzione (che è 1)”, spiega all’ANSA l’ingegnere Antonello Salvatori, docente di Costruzioni in zona sismica presso l’Università dell’Aquila. “Ce ne sono alcuni in cui la vulnerabilità è molto inferiore allo 0,6. È una situazione abbastanza catastrofica e non è opportuno, a mio avviso, tenere i bambini e i ragazzi in queste scuole”.

Salvatori spiega la differenza sostanziale su questo tema, tra l’adeguamento e il miglioramento sismico. Nel primo caso, si porta l’edificio a resistere ad un terremoto massimo per quell’area; nel secondo, a migliorarlo un po’, ma non per il terremoto massimo previsto nella zona. Ad esempio, per il terremoto del Centro Italia (2016) nelle scuole esistenti è stato disposto l’adeguamento sismico, riportando le scuole al famoso valore 1. “Questo a livello legislativo per il sisma dell’Aquila 2009 non è stato fatto: è stato previsto il miglioramento sismico al 60% (quindi l’indice di vulnerabilità dello 0,6%). È un errore – afferma l’ingegnere – perché le scuole sono edifici sensibili, suscettibili di affollamento. Parliamo di generazioni future, non è pensabile che una scuola non debba essere adeguata. Bisogna avere il coraggio di andare oltre il minimo normativo”.

Sulle 10 scuole con bassi indici di vulnerabilità, sottoposte dopo il sisma a lavori strutturali eseguiti dal Provveditorato alle Opere Pubbliche e da ReLUIS, il consigliere comunale Scimia afferma: “stiamo completando indagini per una conoscenza più approfondita e aggiornata, utile per pianificare gli interventi futuri, anche in un’ottica di sostituzione” degli edifici scolastici in questione, con altri di nuova costruzione.

Gli isolatori sismici

Nella scuola di Pettino-Vetoio, nella periferia aquilana, il progettista, ingegnere Antonello Salvatori aveva previsto gli isolatori sismici, che durante la fase di inizio dei lavori è stato chiesto dall’impresa costruttrice di togliere.

Il Commissario straordinario per le scuole, il sindaco Pierluigi Biondi, ha emesso un documento con il quale autorizzava l’impresa per migliorie ambientali – afferma Salvatori -. Non si può barattare la sicurezza sismica con presunte migliorie ambientali. E poi ciò che era presente nel progetto definitivo non può essere cambiato nel progetto esecutivo perché era posto a base d’asta. Avevo progettato un edificio in classe A, ossia un edificio che dopo un terremoto non solo non ha danni e lascia incolumi le persone, ma è immediatamente agibile perché ha gli isolatori antisismici. Un edificio, anche nuovo, senza isolatori antisismici è in classe di rischio B, quindi può diventare inservibile, danni economici oltre ai disagi di dover rimettere in bambini in altre strutture. C’è una mancanza di cultura sismica che non mi aspetto da una città come L’Aquila, Capitale della Cultura 2026”, conclude Salvatori.

La scelta di non installare isolatori sismici è frutto di una valutazione tecnica ed economica puntuale: si tratta di un edificio ad un solo piano”, replica il consigliere Scimia, delegato per la ricostruzione scolastica, motivando la decisione del Comune anche in termini di costi, “mentre la sicurezza sarà garantita da soluzioni strutturali tradizionali avanzate”.

Com’è andare a scuola nei container da 16 anni

Ancora oggi, a 16 anni dal terremoto che sconvolse L’Aquila, ci sono oltre 3.500 bambine e bambini che vanno a lezione nei container, i Musp (Moduli ad uso scolastico provvisorio). Tanti giovani non hanno mai conosciuto una scuola vera. Ma in che stato sono questi moduli, dopo 16 anni? “Ormai il peggio lo abbiamo raggiunto in quasi tutte queste strutture – dichiara Silvia Frezza, fondatrice nel 2011 e portavoce della Commissione Oltre il MUSP – Erano state costruite per durare 4 o 5 anni, d’altra parte. Quasi tutti i container, caldi d’estate e freddi d’inverno, hanno rigurgiti fognari, problemi di areazione, i rivestimenti al pavimento che si staccano, nei corridoi mettiamo i secchi per le infiltrazioni di acqua”.

C’è bisogno di “interventi continui, a partire dalle tapparelle e dalle porte che si rompono spesso – spiega il preside Marcello Masci, dirigente scolastico dell’istituto Gianni Rodari -. Ma la problematica fondamentale è che i Musp non hanno gli spazi adeguati per fare la scuola di oggi: mancano, ad esempio, biblioteche e laboratori. Anche perché con i fondi del PNRR si sta investendo molto e abbiamo riempito le scuole, come nel resto d’Italia, di strumentazioni tecnologiche avanzate, ma non abbiamo gli spazi idonei. E poi mancano le palestre, tranne in pochissimi casi”. E così l’attività motoria si fa nei corridoi o nei giardini, quando il meteo lo consente.

“I Musp sarebbe ora di abbandonarli – racconta il preside -. Il Comune espone un cronoprogramma, ma finora sono annunci. È evidente che c’è un disinteresse, ma a livello nazionale, verso ciò che è pubblico, come l’istruzione e la sanità. In questo modo non riusciamo a rispettare i diritti delle persone. In Italia sta saltando lo stato sociale”, nota Masci.

La tragedia di San Giuliano di Puglia

Parlando di scuole e terremoti, in Italia si consumò una terribile tragedia il 31 ottobre 2002, quando un sisma fece crollare il solaio della scuola Francesco Jovine a San Giuliano di Puglia, in provincia di Campobasso, uccidendo 27 bambini e una maestra. Perché una tragedia del genere non si ripetesse mai più, sono arrivati una serie di provvedimenti, tra questi le verifiche di vulnerabilità sismica, obbligatorie in edifici rilevanti, come le scuole, introdotte con l’ordinanza 3274/2003. La legge dice che “è fatto obbligo di procedere a verifica, da effettuarsi a cura dei rispettivi proprietari (…) sia degli edifici di interesse strategico (…) sia degli edifici e delle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso”.

Tuttavia, mentre le verifiche sono obbligatorie, non lo è l’adeguamento o miglioramento sismico. Per la ricostruzione della scuola di San Giuliano di Puglia sono stati adottati gli isolatori. “Inizialmente non erano previsti. Convinsi l’allora capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, a farli inserire nel progetto. Ne feci poi il collaudo statico”, racconta l’ingegnere Alessandro Martelli, ex direttore del Centro Ricerche Enea di Bologna e docente di Costruzioni in area sismica in diversi atenei. Martelli è un grande sostenitore degli isolatori: non è vero che sono costosi, sono scuse. Dal punto di vista economico, quello che si spende per gli isolatori, si risparmia in quello che si costruisce sopra. E poi il vantaggio economico è che dall’edificio le persone non devono uscire mentre si interviene con l’isolamento sismico”.

“La prevenzione non porta voti”

Le scuole, come gli ospedali, dovrebbero avere gli isolatori sismici o, in alternativa, la dissipazione di energia, afferma l’ingegnere Martelli. “Eppure in Italia dal 70 all’80% degli istituti scolastici sono ancora sismicamente insicuri, perché viviamo alla giornata: fare prevenzione vuol dire spendere oggi per cogliere i frutti domani. Non è solo colpa della politica, ma anche di una parte dell’opinione pubblica. Aver tolto gli isolatori dal progetto all’Aquila rende quella scuola meno sicura e certamente esposta a maggiori danni. Mi vergogno di una società che non difende il futuro”, afferma Martelli.

La situazione delle scuole in tutta Italia, secondo all’ultimo report di Cittadinanzattiva, non è tranquillizzante. In un anno, vi sono stati 69 crolli nelle scuole, numero mai raggiunto negli ultimi 7 anni: di questi 28 si sono verificati nelle regioni del Sud e nelle Isole, così come in quelle del Nord (40,5%), 13 nelle regioni del Centro (19%). In molti casi eventi preannunciati da segnali visibili ma sottovalutati.

Su 40.133 edifici scolastici, 2.876 sono collocati in zona a rischio 1 e 14.467 in zona a rischio 2. Solo il 3% degli edifici ha avuto adeguamento o miglioramento sismico e l’11,4% è stato progettato secondo la normativa antisismica. I dati fanno riferimento al 2022, gli ultimi resi disponibili sull’Anagrafe dell’edilizia scolastica.