Terremoto L’Aquila: il ricordo di Ilaria Rambaldi e l’urgenza della prevenzione sismica

Il ricordo di Ilaria Rambaldi, laureanda all'Università de L'Aquila: il dramma del terremoto in Abruzzo

di Alessandro Martelli (già Direttore del Centro Ricerche ENEA di Bologna e Docente di Costruzioni in Zona Sismica alla Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Ferrara) – Anche quest’anno non posso non ricordare l’anniversario della scossa principale del terremoto dell’Abruzzo del 2009, che sarà dopodomani. Il mio ricordo è tuttora particolarmente struggente, perché questo terremoto e l’insipienza umana hanno ucciso Ilaria Rambaldi, di 25 anni, figlia della mia amica Maria Grazia Piccinini di Lanciano e laureanda all’Università de L’Aquila, insieme al suo fidanzato Paolo Verzilli.

Per ribadire la necessità e l’urgenza di attivare corrette politiche di prevenzione sismica anche in Italia, affinché simili tragedie non si ripetano più (http://chng.it/YPxczGmY ), riporto sotto quanto scritti nel 2018 in ricordo di Ilaria e delle vicende che la portarono alla morte. Questo mio scritto fu subito pubblicato da Maria Grazia nel sito dell’Associazione Ilaria Rambaldi Onlus (http://www.ilariarambaldionlus.it/…/ing-alessandro…/ ) e, nel 2021, alle pagg. 131-132 del libro “Soffio”, pubblicato da Aletti Editore di Villanova di Guidonia (Roma).

A Ilaria

Era il duemilanove
e uno sciame già ci stava
che in Abruzzo imperversava
impaurendo in ogni dove.

Pria del sisma qualche giorno
che d’aprile il sei colpì,
un gruppetto si riunì
ad un tavol tutto attorno.

Che da “esperti” era formato
della nota commissione
che l’esame ha per missione
d’ogni rischio rilevato.

Alla fin della riunione
il gran capo dichiarò
che tranquilli star si può
e ciò fe’ in televisione.

Disse poi che una bottiglia
di buon vino er’ consigliata
(forse assieme a una mangiata)
da scolarsi lì in famiglia.

Niun degli altri dichiarò
che quel dire er’ scriteriato,
che altrimenti era stimato,
che predire non si può.

Ma che esperti sono quelli,
se poi zitti se ne stanno
e null’altra cosa fanno
che incassare i loro balzelli!

E c’è di più, purtroppo: nel 2022 i familiari di 7 delle vittime del terremoto, inclusi quelli di Ilaria, furono condannati al pagamento delle spese legali, pari a circa 14.000 euro, perché i loro congiunti morti sarebbero stati incauti, non avendo lasciato in tempo le loro abitazioni!

Una sentenza davvero assurda, anche udite le dichiarazioni del presidente della Commissione Grandi Rischi il 5 aprile 2009, e che mi ha fatto dubitare fortemente della possibilità di avere giustizia, in Italia. Una decisione, però, fortunatamente, annullata pochi giorni fa.