“Il Tibet è affare interno”: la Cina annuncia restrizioni ai visti ai funzionari USA

"Gli USA, imponendo ingiustificate restrizioni sui visti ai funzionari cinesi, hanno gravemente violato il diritto internazionale"

La Cina ha deciso di adottare misure reciproche di restrizione dei visti nei confronti del personale americano che “ha mostrato comportamenti oltraggiosi in merito a questioni relative a Xizang“. È quanto ha detto il portavoce del Ministero degli Esteri Lin Jian, in risposta ai piani USA di restrizioni ai visti ai funzionari cinesi coinvolti nella formulazione e nell’attuazione di politiche che limitano l’accesso straniero al Tibet (Xizang, secondo il nome da diversi anni imposto da Pechino), affermando che le questioni relative alla vasta regione himalayana e buddista “sono puramente di competenza interna della Cina”.

“Gli Stati Uniti, imponendo ingiustificate restrizioni sui visti ai funzionari cinesi, hanno gravemente violato il diritto internazionale e i principi fondamentali delle relazioni internazionali“, ha aggiunti Lin nel briefing quotidiano, assicurando che le ritorsioni sono adottate “in conformità con le disposizioni pertinenti della Legge sulle relazioni estere e della Legge anti-sanzioni estere”.

“Lo Xizang è aperto e la Cina accoglie con favore le persone straniere che desiderano visitare, viaggiare e fare affari nella regione. Allo stesso tempo, la Cina si oppone a qualsiasi Paese o individuo che usi i cosiddetti diritti umani, la religione o la cultura come pretesto per interferire negli affari della regione, e si oppone a chiunque usi le visite a Xizang come pretesto per interrompere e sabotare le vicende cinesi“, ha concluso Lin.

Gli Stati Uniti avevano accusato la Cina di ostacolare sistematicamente l’accesso alle regioni tibetane e avevano chiesto “accesso illimitato” per diplomatici e osservatori internazionali.

Le tensioni tra Cina e USA

Le tensioni tra la prima e la seconda economia mondiale si sono intensificate dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca il 20 gennaio, che ha segnato una nuova fase della guerra commerciale con la Cina. Nel giro di quattro mesi, Trump ha imposto dazi del 145% sulle merci provenienti dal Paese asiatico, cui la Cina ha risposto con dazi del 125% sulle importazioni USA, reclami all’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) e restrizioni al commercio con aziende statunitensi operanti in settori critici.

Il 9 aprile, il Ministero della Cultura e del Turismo cinese ha inoltre emesso un’allerta per i cittadini che intendano recarsi negli Stati Uniti. In una nota, la popolazione è stata invitata a valutare attentamente i rischi connessi ai viaggi verso gli Stati Uniti e ad adottare misure precauzionali. La decisione è motivata dal “deterioramento delle relazioni economiche e commerciali tra Cina e Stati Uniti” e dalla “situazione della sicurezza interna” in quel Paese, si legge nel comunicato.