Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato una serie di ordini esecutivi volti a rilanciare la produzione di carbone, sfidando apertamente gli sforzi globali per ridurre le emissioni di carbonio. Nel corso di una cerimonia alla Casa Bianca, Trump si è presentato accanto a circa una trentina di minatori, sottolineando la volontà di “riportare in vita un’industria che era stata abbandonata“. Secondo il presidente, queste misure serviranno a restituire occupazione ai lavoratori del settore, il cui numero è crollato da 70mila a circa 40mila negli ultimi 10 anni.
Negli Stati Uniti, la quota di elettricità prodotta da centrali a carbone è scesa drasticamente: dal 50% nel 2000 a meno del 20% oggi, secondo i dati della Energy Information Administration. Questo declino è stato innescato principalmente dall’aumento della produzione di gas naturale, favorito dalle tecniche di fratturazione idraulica (fracking), e dalla rapida espansione delle energie rinnovabili come il solare e l’eolico.
Nonostante questo trend, la domanda di elettricità negli Stati Uniti è tornata a crescere per la prima volta in 2 decenni. A trainare questa ripresa sono i centri dati ad alta intensità energetica, alimentati dall’intelligenza artificiale, dai veicoli elettrici e dalle attività di mining di criptovalute.
Tra le misure più rilevanti degli ordini esecutivi vi è l’attivazione dei poteri conferiti dal Defense Production Act del 1950, che consente di sostenere la produzione di carbone anche in condizioni di emergenza. Inoltre, Trump ha incaricato il Segretario all’Energia, Chris Wright, di valutare se il carbone utilizzato nella produzione di acciaio possa essere classificato come “minerale critico”, una designazione finora riservata a materiali strategici per la difesa nazionale, come il litio e le terre rare. Una tale classificazione potrebbe aprire la strada a misure straordinarie per incrementarne la produzione.
Non meno controverso è l’ordine che invita il Procuratore Generale a individuare le leggi statali sul clima che ostacolano lo sviluppo di risorse energetiche tradizionali, come il carbone, e a tentare di impedirne l’applicazione. Infine, il Dipartimento dell’Energia ha annunciato l’immissione di 200 miliardi di dollari in finanziamenti attraverso l’ufficio prestiti federale, destinati anche allo sviluppo di nuove tecnologie per il carbone.
Queste mosse rappresentano un chiaro segnale della politica energetica dell’amministrazione Trump, orientata a privilegiare l’aumento della produzione nazionale di energia fossile, anche a costo di scontrarsi con le crescenti pressioni internazionali per una transizione verso fonti più sostenibili.


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