“Abbiamo tagliato i finanziamenti per l’economia di guerra russa e rafforzato la nostra sicurezza energetica. Ma c’è ancora molto da fare. Tra due settimane il commissario Ue per l’energia, Dan Jorgensen, presenterà una tabella di marcia con misure concrete per eliminare gradualmente tutte le importazioni di combustibili fossili russi. In modo da non dipendere più da una potenza ostile per il nostro fabbisogno energetico”. Lo ha detto il presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, al summit sulla sicurezza energetica a Londra, citando la tabella di marcia attesa il 6 maggio.
E, sullo sfondo di un possibile incontro a Roma, von der Leyen tende la mano a Donald Trump con una contropartita sul tavolo già da tempo: acquistare più gnl statunitense. Un messaggio rafforzato dal riconoscimento del sostegno ricevuto tre anni fa dagli Stati Uniti nei momenti più critici della crisi energetica scoppiata dopo l’invasione russa dell’Ucraina. “Non lo abbiamo dimenticato”, ha rimarcato la presidente Ue, promuovendo l’asse transatlantico come pilastro di una nuova architettura energetica dove anche il Regno Unito è partner chiave. Riuniti sotto l’egida dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), leader, ministri e big del settore hanno puntato sulle grandi scommesse del futuro: fonti pulite, idrogeno e mercati del carbonio.
A suggellare la linea è arrivato anche l’annuncio dell’accordo tra il Regno Unito l’Eni per la cattura e lo stoccaggio di CO₂ dagli impianti del polo industriale HyNet tra Liverpool e Manchester. “La certezza normativa è quel che l’Ue offre e gli investitori cercano, insieme possiamo trasformare il Mare del Nord in una potenza”, è stato l’auspicio che von der Leyen ha rivolto al premier britannico Keir Starmer per rinsaldare un’intesa che – dopo la Brexit, con un possibile accordo all’orizzonte sulla libertà di movimento dei giovani tra le due sponde della Manica – torna cruciale. I due leader hanno rilanciato la visione comune: transizione verde, partenariati forti, nuove interconnessioni (come l’elettrodotto Elmed per collegare Europa e Africa via Italia-Tunisia) e il pugno duro verso Mosca. Non senza però ricevere il controcanto sul clima dell’inviato di Trump, Tommy Joyce, che non ha perso occasione per puntare il dito contro chi vuole “regolamentare tutte le forme di energia, tranne le rinnovabili, fino a farle scomparire in nome delle emissioni zero”.
Un chiaro affondo al Green deal che resta comunque la via maestra dell’Ue per sbarazzarsi dell’energia russa entro il 2027. Con l’import di gas già ridotto in tre anni dal 45 al 18%, la roadmap suggerirà misure per vietare alle aziende europee di firmare nuovi contratti con Mosca su petrolio e gas. Nel documento ci saranno proposte vincolanti o opzioni commerciali che spaziano dal blocco degli accordi spot sui combustibili fossili alla possibilità per le aziende di invocare cause di forza maggiore per uscire da impegni già firmati senza pagare penali. Il percorso, complice le divergenze tra i Ventisette, non sarà tuttavia semplice: una norma per vietare gli acquisti spot di gnl esiste già, ma quasi nessun governo l’ha usata. E Ungheria e Slovacchia continuano a frenare su nuove sanzioni.


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