Il 5 maggio 1998, una pioggia incessante si abbatte sulla provincia di Salerno, provocando uno dei più gravi disastri idrogeologici dell’Italia repubblicana. Oltre 140 frane interessano diversi comuni del Salernitano e del Napoletano, tra cui Quindici, Bracigliano, Siano e, soprattutto, Sarno. In poche ore si riversano oltre due milioni di metri cubi di fango e detriti, travolgendo case, automobili e vite umane. Il bilancio è drammatico: 160 morti, di cui 137 solo a Sarno, centinaia di feriti e migliaia di sfollati.
Alle 18 inizia la tragedia, ma Sarno non è stata evacuata. Intorno alle 20 una colata di fango sommerge il centro abitato, e alle 23:45 un’altra frana, a una velocità di 60 km/h, devasta ciò che resta. I soccorsi arrivano da tutta Italia, l’ultimo superstite viene salvato l’8 maggio.
L’emergenza porta a una nuova consapevolezza del rischio idrogeologico. Nasce così il “Decreto Sarno”, che avvia la perimetrazione delle aree a rischio, il potenziamento delle reti di monitoraggio e la creazione dei Centri Funzionali per la prevenzione. La tragedia di Sarno, come quelle del Vajont e di Stava, ha segnato un prima e un dopo nella gestione del territorio italiano.


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