Una struttura ciclonica atipica, ma sempre più frequente nel cuore del Mediterraneo, è pronta a impattare sull’Italia nelle prossime ore. Si tratta di un ciclone simil-tropicale – o TLC (Tropical Like Cyclone) – capace di generare effetti estremi e localmente distruttivi su diverse aree del Sud. Le ultime proiezioni confermano l’impatto tra giovedì 15 maggio e il weekend, con venti di tempesta, mareggiate e piogge alluvionali.
Cos’è un TLC e perché è diverso dalle classiche perturbazioni
A differenza delle classiche depressioni atlantiche o mediterranee, un TLC si distingue per una caratteristica peculiare: un “cuore caldo” (warm core), presente soprattutto nei bassi strati atmosferici. Questo tipo di struttura trae energia dalle alte temperature del mare e dalle masse d’aria subtropicali, piuttosto che dal contrasto termico tra aria fredda e calda.

Nel caso specifico di questa settimana, il sistema ciclonico si sta formando in un contesto meteorologico favorevole:
- Presenza di aria calda risalente dal Sahara e dall’Atlante marocchino
- Temperature superficiali del Mediterraneo già elevate per il periodo
- Assenza di ostacoli barici che ne limitino lo sviluppo
Un mix esplosivo che può trasformare il cuore del Mediterraneo in una “zona tropicale temporanea”, capace di produrre fenomeni violenti in pochissimo tempo.
Quando colpirà il ciclone e quali zone saranno più esposte
Secondo gli ultimi aggiornamenti modellistici, il picco dell’evento è atteso tra giovedì 15 e sabato 17 maggio. Il ciclone dovrebbe spostarsi verso l’Italia centro-meridionale con impatti più intensi previsti su alcune regioni del Sud, in particolare:
- Sicilia orientale e meridionale
- Calabria ionica
- Basilicata meridionale
- Puglia centro-meridionale
In queste aree, le raffiche di vento potrebbero superare i 100 km/h, con onde alte fino a 3–4 metri lungo le coste ioniche. Il rischio concreto è quello di mareggiate violente, erosione costiera e danni a imbarcazioni e infrastrutture portuali.

Piogge estreme e rischio idrogeologico: allerta nubifragi
Oltre ai venti di tempesta, il ciclone porterà con sé anche una pericolosa fase di maltempo persistente, con la possibilità di piogge torrenziali per almeno 48 ore consecutive. Gli accumuli previsti potrebbero raggiungere i 200 mm in alcune zone, in particolare sulla fascia ionica tra Sicilia, Calabria e Basilicata.
Eventi così intensi, come dimostrato dalle esperienze recenti del 2023 e 2024, possono provocare:
- Allagamenti improvvisi nei centri urbani
- Alluvioni lampo nei bacini montani o collinari
- Frane e smottamenti in aree vulnerabili
- Interruzioni della viabilità su strade e ferrovie
Le autorità locali sono già in stato di allerta e si raccomanda alla popolazione delle aree coinvolte di seguire gli aggiornamenti ufficiali, evitare spostamenti non necessari e mettere in sicurezza beni e veicoli nei pressi di corsi d’acqua.
Evoluzione successiva: quanto durerà il ciclone?
Una buona notizia arriva dalle proiezioni a medio termine: il TLC dovrebbe allontanarsi rapidamente dal territorio italiano, già a partire da domenica 18 maggio. Il suo movimento verso est sarà favorito da una rimonta anticiclonica da ovest, che tenderà a stabilizzare gradualmente le condizioni atmosferiche.
Tuttavia, la traiettoria del ciclone potrebbe ancora variare, soprattutto a causa delle complesse interazioni tra le correnti subtropicali e quelle atlantiche. Per questo motivo, la situazione resta fluida e necessita di monitoraggio costante.
Un ciclone anomalo ma sempre più familiare
Quello che fino a pochi anni fa sarebbe stato considerato un evento eccezionale, oggi non lo è più. I TLC nel Mediterraneo – definiti anche “medicanes” quando assumono caratteristiche simili agli uragani – sono in aumento, sia in frequenza che in intensità.
Il cambiamento climatico, con mari più caldi e atmosfere più instabili, sta aprendo la porta a questi fenomeni ibridi, che uniscono tratti tropicali e dinamiche extratropicali.
L’evento atteso per metà maggio 2025 non deve essere sottovalutato: rappresenta una concreta minaccia per alcune aree del Sud Italia, che potrebbero vivere una fase meteorologica estrema nel cuore della primavera.
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