Un evento meteorologico senza precedenti ha colpito la città cinese di Yangjiang, dove nella giornata del 18 maggio si sono registrati 128 mm di pioggia in un’ora e 551 mm in appena 6 ore. Dati ufficiali alla mano, si tratta di una quantità d’acqua impressionante: in sei ore è caduta sul territorio una quantità che, in molte località italiane, si raggiunge in un intero anno.
Questo episodio estremo non è un caso isolato, ma fa parte di un quadro globale sempre più preoccupante: il clima sta cambiando, e con esso aumentano frequenza e intensità degli eventi meteo estremi.
Quanta pioggia è davvero caduta?
Per rendere chiara l’entità dell’evento, basti pensare che:
- 128 mm di pioggia in un’ora equivalgono a 128 litri d’acqua per metro quadrato. Un valore capace di mettere in ginocchio qualunque rete fognaria urbana.
- 551 mm in sei ore significano 551 litri d’acqua per metro quadrato: lo stesso quantitativo che città come Milano ricevono in media in un anno intero.
Allagamenti, smottamenti, interruzioni dei servizi: questi i rischi concreti associati a piogge così violente. Ma la vera domanda è: può succedere anche da noi?

Un fenomeno sempre più frequente
Negli ultimi anni, eventi meteorologici estremi come quello di Yangjiang sono diventati sempre più comuni. Non si tratta più di eccezioni esotiche, ma di una tendenza globale in crescita.
Le cause principali sono legate al riscaldamento globale:
- L’atmosfera più calda trattiene più vapore acqueo, aumentando il potenziale per piogge torrenziali.
- I regimi meteorologici stanno cambiando: lunghi periodi di siccità vengono seguiti da precipitazioni violente, che il terreno non riesce ad assorbire.
In altre parole, il riscaldamento globale non significa solo temperature più alte, ma fenomeni meteo più estremi e imprevedibili.
E in Italia? Gli eventi estremi sono già qui
In molti credono che certi fenomeni riguardino solo Asia o Sud America. Ma anche l’Italia negli ultimi anni ha sperimentato eventi alluvionali improvvisi e devastanti.
- Genova (2014): oltre 300 mm di pioggia in poche ore provocarono un’alluvione drammatica.
- Palermo (2020): strade allagate in pochi minuti per via di un temporale violento.
- Emilia-Romagna (2023): decine di comuni allagati a causa di precipitazioni estreme su terreni già saturi.
Senza contare le flash floods che colpiscono regolarmente Liguria, Toscana, Sicilia. Tutti segnali che confermano: il rischio è reale anche da noi.
Cosa possiamo fare per difenderci?
L’Italia, per la sua conformazione geografica e la fragilità del suo territorio, è particolarmente esposta. Ma non siamo impotenti: esistono strategie concrete per affrontare il problema.
- Prevenzione: migliorare la gestione del territorio, la manutenzione delle reti idrauliche e la pianificazione urbanistica.
- Adattamento urbano: rendere le città più resilienti, con aree verdi, drenaggi efficaci e piani di emergenza.
- Mitigazione: ridurre le emissioni di gas serra per limitare gli effetti del cambiamento climatico.
Sistemi di allerta rapidi e ben gestiti possono fare la differenza nel salvare vite umane e ridurre i danni.
Non ignoriamo i segnali
L’evento estremo di Yangjiang è solo l’ultimo campanello d’allarme. Non si tratta più di eccezioni, ma di un segnale chiaro: il clima sta cambiando, anche da noi.
Essere preparati non è più un’opzione, ma una necessità. La consapevolezza e l’azione sono le chiavi per affrontare le sfide climatiche del presente e del futuro.