Clima, l’Amazzonia potrebbe sopravvivere alla siccità a lungo termine: lo studio

Gli autori hanno sottoposto un'area di un ettaro dell'Amazzonia brasiliana a condizioni di siccità prolungata per un periodo di 22 anni: i risultati

La foresta pluviale amazzonica potrebbe riuscire a sopravvivere alla siccità a lungo termine che il riscaldamento globale porterà con sé, ma questo adattamento avrà un prezzo molto caro. È quanto emerge da un nuovo studio guidato dall’Università di Edimburgo e pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution. I risultati della ricerca dimostrano che gli sforzi per far fronte agli effetti del cambiamento climatico potrebbero portare alcune parti della foresta pluviale amazzonica a perdere molti degli alberi più grandi. Ciò rilascerebbe nell’aria la grande quantità di carbonio immagazzinata in questi alberi e ridurrebbe la capacità immediata della foresta pluviale di fungere da importante pozzo di carbonio.

Per giungere a queste conclusioni, gli autori hanno sottoposto un’area di un ettaro di foresta pluviale nella parte nord-orientale dell’Amazzonia brasiliana a condizioni di siccità prolungata per un periodo di 22 anni. L’esperimento è iniziato nel 2002 con l’installazione di migliaia di pannelli trasparenti sopra il terreno per deviare circa metà dell’acqua piovana verso un sistema di grondaie, allontanandola dagli alberi. La maggior parte degli alberi più grandi dell’area studiata è morta durante i primi 15 anni dell’esperimento, dopodiché la foresta si è stabilizzata.

I risultati del team mostrano che, nei sette anni successivi alle ingenti perdite iniziali di biomassa, la disponibilità di acqua per gli alberi sopravvissuti è aumentata. I test condotti su questi alberi rimasti hanno dimostrato che non erano più soggetti a stress da siccità.

Nel complesso, l’area ha perso oltre un terzo della sua biomassa totale: tronchi, rami, fusti e radici, dove il carbonio viene immagazzinato nella vegetazione viva. Perdite così diffuse in tutta l’Amazzonia comporterebbero il rilascio di enormi quantità di carbonio da parte della foresta pluviale, riducendo notevolmente la sua capacità immediata di fungere da pozzo per le emissioni derivanti dalle attività umane, afferma il team.

L’autore principale, il Dott. Pablo Sanchez Martinez, della School of GeoSciences dell’Università di Edimburgo, ha affermato: “i nostri risultati suggeriscono che, sebbene alcune foreste pluviali possano sopravvivere a periodi di siccità prolungati causati dai cambiamenti climatici, la loro capacità di fungere sia da riserva di carbonio che da pozzo di carbonio potrebbe essere notevolmente ridotta”.

Riscaldamento globale, altro studio sul degrado dell’Amazzonia

Il superamento di 1,5°C di riscaldamento globale, anche se solo temporaneo, scatenerebbe un “rischio significativodi deperimento della foresta amazzonica, causando la morte di un gran numero di alberi e aumentando la desertificazione della foresta pluviale. È quanto rileva un nuovo studio pubblicato su ‘Nature Climate Change’ che valuta l’impatto dell’overshooting, ovvero l’impoverimento delle risorse naturali dell’ecosistema pluviale in Sudamerica.

Attraverso l’analisi di centinaia di simulazioni di modelli climatici, gli autori dello studio hanno valutato l’influenza della ‘sensibilità del clima’, una misura della risposta della temperatura del pianeta a un determinato aumento della CO2 atmosferica. Ebbene, il 37% di tutte le simulazioni in cui il riscaldamento globale nel 2100 supera 1,5°C mostra “un significativo grado di deperimento” della foresta amazzonica. Il rischio aumenta ulteriormente nel lungo termine, con il 55% delle simulazioni che presentano “un deperimento entro il 2300”.