Il blackout in Spagna e le rinnovabili: gli esperti mettono in guardia l’Italia

Interconnessioni energetiche: la chiave per la resilienza europea dopo il blackout spagnolo

Il recente blackout che ha paralizzato la Spagna ha sollevato interrogativi cruciali sulla resilienza dei sistemi elettrici europei e, in particolare, sulla vulnerabilità dell’Italia a eventi simili. Secondo quanto riportato da Montel News, l’incidente ha messo in luce la mancanza di interconnessioni transfrontaliere dell’Italia, come sottolineato da Francesco Sassi, post-doctoral fellow in geopolitica e mercati dell’energia all’Università di Oslo. Sassi evidenzia una netta differenza con la situazione spagnola, affermando che “lo scenario è completamente diverso [dalla Spagna], poiché l’Italia è molto più dipendente dai flussi di elettricità importata“. Questa maggiore dipendenza impone al nostro Paese una maggiore “attenzione a garantire l’interconnessione con i Paesi vicini, sia della UE che extra-UE“, pur facendo un maggiore affidamento sulla generazione termoelettrica.

Paradossalmente, la limitata interconnessione spagnola ha avuto un effetto protettivo sul resto del continente. Sergio Giraldo, consulente in materia di energia, ha spiegato a Montel News che “nel caso spagnolo, la scarsa interconnessione ha paradossalmente preservato il resto dell’Europa. La Francia ha staccato il suo cavo, evitando conseguenze più ampie“. Tuttavia, Giraldo aggiunge una riflessione importante: “Ma se la Spagna avesse avuto più interconnessioni, non solo con la Francia, ma ad esempio con l’Italia o anche con la Gran Bretagna, forse l’evento addirittura non si sarebbe verificato“.

Per Giraldo, l’Italia si trova attualmente “in mezzo al guado” per quanto riguarda le sue interconnessioni. “Abbiamo bisogno di molte più interconnessioni sia a livello nazionale sia internazionale, le reti dovrebbero essere molto più magliate di quelle che sono“, ha affermato l’esperto, aggiungendo che “la rete europea è discretamente interconnessa, ma non abbastanza“.

Il blackout iberico ha inoltre riacceso il dibattito sulla complessità della gestione di sistemi elettrici con un’elevata penetrazione di energia rinnovabile intermittente. Giraldo ha spiegato che “le centrali convenzionali, che siano nucleari, a carbone o a gas, hanno delle turbine che con il loro movimento danno quello che si chiama inerzia e serve proprio a regolare la frequenza quando ci sono sbalzi“. L’aumento delle rinnovabili rende la rete “più fragile agli shock esterni.

In questo contesto, Giraldo sottolinea la necessità di affiancare alla diffusione dei pannelli solari investimenti in “sistemi di mantenimento della frequenza, come le batterie di accumulo, gli inverter attivi o i compensatori di rete“, poiché “ogni installazione contribuisce a un certo grado di instabilità“. La lezione, secondo l’esperto, è chiara: “Non si può semplicemente tappezzare il territorio di pannelli solari senza investire in sistemi di stabilizzazione“.

Sul fronte politico, Vannia Gava, viceministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, ha dichiarato che il blackout ha evidenziato “l’urgenza di rafforzare la protezione delle infrastrutture energetiche, sempre più esposte a eventi estremi e minacce ibride come gli attacchi cibernetici“. Gava ha inoltre sottolineato che “un mix energetico ampio e diversificato è essenziale per reagire alle crisi ed evitare vulnerabilità“.

Nonostante un miglioramento rispetto al blackout del 2003, un esperto italiano del settore energetico, citato da Montel News, avverte che l’Italia non è immune da future crisi, con potenziali “conseguenze sistemiche” in caso di un evento simile. L’appello di alcuni esperti, come riportato da Montel News, è chiaro: senza “una risposta europea coordinata“, il continente potrebbe trovarsi nuovamente a fronteggiare scenari di questo tipo.