“Nei manuali di management, la strategia dello struzzo non esiste. Infilare la testa sotto la sabbia ignorare il pericolo, ignorare l’informazione che ci arriva non è una buona ricetta”. Lo afferma il direttore del Servizio Climatico di Copernicus, il programma europeo di osservazione della Terra, Carlo Buontempo, nel corso di un appuntamento di “Voci sul futuro”, organizzato dall’ANSA e dall’Asvis in occasione del Festival dello sviluppo sostenibile, sottolineando che la scienza del clima è “molto solida e i primi articoli sul riscaldamento climatico risalgono alla fine dell’Ottocento”.
“Sappiamo dire praticamente con certezza – spiega Buontempo – che la temperatura nei prossimi dieci anni sarà più alta di quella degli ultimi dieci anni. Sappiamo dire con assoluta certezza che il livello del mare l’anno prossimo sarà almeno 4mm più alto di quello che era l’anno passato. Penso che tutte queste informazioni abbiano un grande valore economico che come società non abbiamo saputo sfruttare” e “quello che avverrà in futuro dipenderà dalle nostre scelte”. “Non è di destra o di sinistra – sottolinea il direttore di Copernicus – che il livello del mare salga, non è di destra o di sinistra che le ondate di calore siano più frequenti, però è utile a tutti avere questa informazione”.
“Il punto è come tornare sotto 1,5°C a fine secolo”
“La vera questione è se, una volta che abbiamo passato soglia di un grado e mezzo di riscaldamento globale, saremo in grado di tornare al di sotto entro la fine del secolo”, afferma Buontempo, che aggiunge: “la finestra perché questo possa succedere si sta chiudendo“. Già nel 2024 siamo arrivati a 1,6°C come anomalia della temperatura globale e “abbiamo superato il valore di Parigi su base annuale – spiega Buontempo – ma non l’abbiamo ancora superato su una media di 20 o 30 anni”, che era la soglia da evitare secondo l’accordo. “Se il riscaldamento globale seguisse la tendenza degli ultimi anni, si arriverebbe a questo valore tra la fine degli anni 20 e l’inizio degli anni 30″.
“E non è solo la temperatura. Tra il 2022 e il 2023 – sottolinea – sulle Alpi abbiamo perso il 10% di volume di ghiaccio, il livello del mare continua a salire, le ondate di calore si fanno più frequenti, l’intensità della precipitazione aumenta. È un cambio epocale e un cambio in larghissima misura determinato dalle emissioni di gas serra“.


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