La missione Juno della NASA continua a rivoluzionare la nostra comprensione del sistema gioviano. Le ultime scoperte, annunciate il 29 aprile durante l’Assemblea Generale dell’Unione Geofisica Europea a Vienna, hanno portato alla luce fenomeni atmosferici spettacolari su Giove e rivelazioni sorprendenti sotto la superficie della sua luna più interna, Io.
Giove, un vortice di cicloni al polo nord
Dal 2016, nonostante una manovra di inserimento orbitale non riuscita che ha relegato la sonda a un’orbita ampia e polare con passaggi ravvicinati ogni 53 giorni, Juno ha raccolto dati straordinari sull’atmosfera gioviana. In particolare, ha osservato il polo nord del pianeta, una regione prima d’ora quasi sconosciuta.
Qui, una gigantesca tempesta ciclonica centrale, con un diametro di circa 3mila km, è circondata da 8 cicloni satelliti, ciascuno largo tra i 2.400 e i 2.800 km. Questo sistema turbolento ricorda una danza caotica, ma strutturata, mantenuta in equilibrio da forze simili a molle meccaniche. Secondo Yohai Kaspi del Weizmann Institute of Science, i cicloni si muovono per “beta drift“, lo stesso processo che avvicina i cicloni terrestri ai poli, ma che sulla Terra si ferma prima a causa della mancanza di aria calda e umida.
Su Giove, invece, le condizioni atmosferiche permettono ai cicloni di raggiungere il polo e interagire in modo elastico, “rimbalzando” tra loro e mantenendo una configurazione stabile, pur oscillando lentamente attorno al centro.

Io, il cuore vulcanico del Sistema Solare
Mentre Giove mostra la sua potenza atmosferica, Io, la luna più vicina al pianeta e il corpo più vulcanico del Sistema Solare, rivela la sua intensa attività geologica. Durante un passaggio ravvicinato il 27 dicembre 2024, Juno ha osservato l’eruzione vulcanica più energetica mai registrata su Io. Ancora attiva durante un secondo flyby il 2 marzo, l’eruzione potrebbe essere visibile anche il 6 maggio, quando Juno sorvolerà nuovamente la luna da una distanza di circa 89mila km.
Le vere sorprese, però, arrivano da sotto la superficie. Combinando i dati del radiometro a microonde (MWR) con le immagini infrarosse di JIRAM, i ricercatori hanno individuato flussi di magma ancora caldi al di sotto della crosta raffreddante di Io. Questi flussi, che coprono circa il 10% del sottosuolo, spiegano come il calore interno venga trasferito alla superficie, alimentando le frequenti eruzioni.
In conclusione, le nuove osservazioni della missione Juno stanno trasformando la nostra comprensione di Giove e delle sue lune. I dati raccolti offrono un laboratorio naturale per studiare fenomeni atmosferici e vulcanici su scala planetaria, rivelando dinamiche che non esistono sulla Terra.


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