Clima, studio CNR: il 70% dei piani di adattamento delle città europee va migliorato

Piani climatici più solidi e inclusivi: una priorità per le città europee

Molte città europee devono ancora compiere passi decisivi per tradurre la pianificazione dell’adattamento climatico in interventi concreti. Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change e a cui ha partecipato l’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Imaa), evidenzia che circa il 70% dei piani urbani di adattamento presenta margini di miglioramento in termini di coerenza tra obiettivi e azioni.

La ricerca, condotta da un gruppo internazionale di esperti, tra cui due ricercatrici del Cnr-Imaa, ha analizzato 167 piani locali nei 27 Stati membri dell’UE e nel Regno Unito, valutandone la “congruenza” in cinque ambiti chiave. Tra questi: l’allineamento tra rischi climatici individuati e azioni previste, la capacità di risposta nei diversi settori urbani e l’inclusione delle esigenze dei gruppi socialmente vulnerabili. Lo studio ha, inoltre, esaminato i livelli di partecipazione di questi gruppi alla fase di pianificazione e alla valutazione delle politiche.

Secondo i dati emersi, il 52% dei piani presenta un buon allineamento tra i rischi individuati e le misure proposte, mentre il restante 48% si limita a identificare i rischi ma non dà seguito ad azioni specifiche. Inoltre, nel 49% dei casi, le misure settoriali, in particolare nei settori dell’acqua e dell’ecologia, vengono progettate senza una valutazione approfondita dei rischi del contesto locale.

È fondamentale considerare anche il coinvolgimento delle comunità vulnerabili, risultato efficace in appena l’1% dei piani esaminati. La scarsa inclusione di gruppi come anziani, persone a basso reddito e minoranze etniche evidenzia una limitata attenzione all’equità sociale nelle politiche di adattamento climatico. Questa criticità è più evidente nei piani più recenti delle città dell’Europa orientale, mentre in quelli più datati del Nord Europa e del Regno Unito si riscontra una minore coerenza tra rischi e obiettivi.

Lo studio è stato coordinato dall’Università di Twente (Paesi Bassi) nella persona di Diana Reckien, che ha affermato: “Le città spesso si dotano di piani di adattamento, ma in molti casi questi strumenti risultano parziali o disallineati, soprattutto rispetto alla protezione delle fasce più vulnerabili della popolazione. Una pianificazione non coerente può limitare l’efficacia delle politiche e ridurre la capacità di risposta ai cambiamenti climatici”.

Le ricercatrici del Cnr-Imaa Monica Salvia e Filomena Pietrapertosa, co-autrici dello studio, ricordano che “l’Europa si sta riscaldando a un ritmo doppio rispetto alla media globale e il 75% della popolazione vive in aree urbane esposte a rischi come inondazioni e ondate di calore. Per essere efficaci, i piani devono essere basati su dati solidi, coerenti con i rischi individuati e inclusivi dal punto di vista sociale”.

Le ricercatrici sottolineano l’importanza di rafforzare le fasi di valutazione e partecipazione, con particolare attenzione alle disuguaglianze sociali, per rendere l’adattamento climatico più efficace e condiviso.

Lo studio rientra nelle attività della EURO-LCP Initiative, un’iniziativa di collaborazione volontaria tra ricercatori di varie discipline e provenienti da tutt’Europa che ha l’obiettivo di sviluppare standard comuni per valutare i piani climatici locali e offrire strumenti operativi per sostenere le città nella costruzione di strategie più resilienti ed eque.