Dazi, energia, difesa e un piano industriale di lungo termine. Saranno questi alcuni dei temi al centro dell’Assemblea di Confindustria che si terrà martedì 27 maggio a Bologna, invece che a Roma, “per dimostrare che siamo su tutti i territori”, come ha spiegato il numero uno della confederazione Emanuele Orsini. La presenza del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola “sarà una buona occasione per riportare le nostre esigenze”, ha affermato Orsini. Il nodo focale delle istanze che gli industriali porteranno alle due leader politiche sarà indubbiamente l’incertezza rinfocolata dalle ultime dichiarazioni di Trump, che minaccia di imporre dazi del 50% all’Ue a partire dal primo giugno, mandando all’aria il clima di conciliazione inaugurato con la tregua di 90 giorni di qualche settimana fa. Un’inversione a U che ha riacceso le turbolenze su tutti i mercati mondiali e che non può non impensierire le aziende italiane, che negli Stati Uniti trovano uno dei principali mercati di sbocco.
Non a caso Orsini ha provato ancora una volta a gettare acqua sul fuoco, ricordando che negli Usa “noi esportiamo 65 miliardi di prodotti con un saldo positivo di circa 39 miliardi” e invitando dunque a “reagire con calma” perché il “rischio è che continuiamo a bruciare miliardi in Borsa. Mi auguro che, come più volte ho detto, si corra velocemente a un negoziato”. Posizione simile, del resto, a quella assunta dal governo italiano che con il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha assicurato: “Lavoriamo, bisogna avere pazienza, essere certosini e determinati. Dobbiamo assolutamente arrivare a un accordo, impedisce qualsiasi guerra commerciale. L’obiettivo è dazi zero per zero, per un mutuo vantaggio”. Difesa, energia e Big Tech: queste le tre priorità del negoziato evidenziate ieri da Orsini. “La prima delle nostre esigenze”, ha dichiarato il presidente di Confindustria, “è negoziare velocissimamente su alcune linee, la prima delle quali è la difesa, perché è ovvio che se venissero a mancare l’ombrello della difesa da parte degli Stati Uniti sarebbe un problema”.
L’altro dossier sul tavolo è certamente quello dell’energia, “un altro tema da negoziare con gli Stati Uniti”, per Orsini. Del resto, proprio sul tema dei costi dell’energia il presidente di Confindustria richiama da tempo il governo. Ma il titolare di viale dell’Astronomia tiene a precisare che “bisogna smettere di fare polemica, qui serve lavorare tutti insieme, costruttori, produttori e governo, per trovare una misura che faccia bene alle imprese ea tutto il Paese”. Tra le proposte degli industriali, “il disaccoppiamento delle energie rinnovabili arrivate a fine incentivo, un disaccoppiamento di una quota di energia prodotta dalle idroelettriche e il disaccoppiamento dell’energia del Gse costruendo dei contratti a lungo termine”. Questo, secondo il centro studi di Confindustria, “porterebbe a un costo dell’energia a 65 euro megawattora”. E ancora, i settori ad alta tecnologia. “Un altro capitolo del negoziato è quello sulle Big Tech”, ha detto Orsini, “perché è ineludibile il fatto che Cina e Stati Uniti hanno investito centinaia di miliardi sull’intelligenza artificiale, mentre noi solo 20, quindi colmare quel gap per noi è molto difficile. Abbiamo molto da spendere per raggiungere questa competitività”. Ma negoziare con gli Stati Uniti non basta, secondo Confindustria. Bisogna trovare “nuovi mercati da subito. Noi stiamo spingendo sul Mercosur perché credo che comunque i nostri prodotti sono molto efficienti e hanno una capacità di poter essere più performanti di altri prodotti europei”, afferma il presidente di Confindustria. E non solo America latina: “dobbiamo potenziare l’India, potenziare gli Emirati ei paesi dell’Asia e anche i 41 paesi dell’Africa che comunque hanno costruito un patto con noi”. Perché vi sia proiezione all’estero, però, serve innanzitutto “un grande piano industriale del Paese, dove venga messa al centro ancora una volta l’industria”, ha ribadito Orsini, il quale ha sottolineato che “le imprese hanno bisogno di fare investimenti. Per fare investimenti però servono misure facili, servono a promuovere i contratti di sviluppo, che siano un pò più rapidi, rivedendo la misura degli incentivi”. Sicuramente uno dei punti che saranno messi sul tavolo a Bologna sarà la siderurgia, perché “perdere una filiera così importante e acquistare l’acciaio in altri continenti è una pazzia”, e bisogna “fare di tutto per far sì che l’Ilva possa produrre ed essere competitiva con gli altri Paesi”.


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