Covid: studio punta il dito sul commercio di animali selvatici

"Il nostro lavoro smentisce l'idea secondo cui Sars-CoV-1 sia emerso naturalmente e il Sars-CoV-2 sia stato creato in laboratorio"

Un recente studio pubblicato sulla rivista Cell rafforza l’ipotesi secondo la quale il commercio di animali selvatici sia il principale responsabile della diffusione del Covid-19. Il team internazionale di ricercatori, guidato da Joel Wertheim dell’Università della California a San Diego e da Simon Dellicour dell’Université Libre de Bruxelles, ha analizzato sequenze genomiche per ricostruire il percorso evolutivo dei sarbecovirus, una sottoclasse di coronavirus capaci di infettare l’uomo.

Gli scienziati hanno individuato l’antenato del Sars-CoV-2 nella Cina occidentale o nel Laos settentrionale, dove il virus circolava da 5 a 7 anni prima dell’epidemia scoppiata a Wuhan. Tuttavia, la limitata capacità di spostamento dei pipistrelli ferri di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum), principali ospiti dei sarbecovirus, rende improbabile che il patogeno si sia diffuso naturalmente fino al mercato della città cinese.

La spiegazione più plausibile, secondo gli autori, è il trasporto del virus attraverso il commercio di animali selvatici, in cui specie intermedie avrebbero agito da vettori. Questo meccanismo sarebbe analogo a quanto avvenuto con il Sars-CoV-1 nel 2002. L’aumento globale degli episodi di spillover zoonotico, legati a contatti sempre più frequenti tra uomo e fauna selvatica, desta crescente preoccupazione.

Il nostro lavoro smentisce l’idea secondo cui Sars-CoV-1 sia emerso naturalmente e il Sars-CoV-2 sia stato creato in laboratorio, ma avvalora la teoria sulla centralità del commercio di animali selvatici. Comprendere la storia evolutiva di questi virus e altri agenti patogeni può aiutarci a prepararci e tenere sotto controllo future epidemie“, ha affermato Wertheim.