Un recente studio condotto dall’Università della British Columbia getta nuova luce sul rapporto tra sonno e salute, rivelando che la durata media del sonno a livello nazionale non è un indicatore universale del benessere. Analizzando i dati di 14 studi in 71 Paesi e un sondaggio online su quasi 5mila adulti in 20 nazioni, i ricercatori guidati da Steven Heine hanno scoperto che dormire di più non sempre equivale a vivere meglio.
Contrariamente a quanto spesso si crede, nei Paesi in cui si dorme meno non si registrano tassi più elevati di malattie cardiovascolari o diabete, né un’aspettativa di vita più bassa. Anzi, questi Paesi mostrano in media un tasso di obesità inferiore rispetto a quelli dove si dorme di più. Al contrario, dormire a lungo non garantisce migliori risultati in termini di salute pubblica.
Lo studio evidenzia anche una forte componente culturale nella percezione del sonno. Le persone che riescono ad adeguare il proprio riposo agli ideali culturali del loro Paese tendono a godere di una salute migliore. Ciò suggerisce che le esigenze di sonno potrebbero essere più flessibili di quanto si pensasse e che non esiste una “taglia unica” per tutti.
I risultati invitano a rivedere le raccomandazioni globali sul sonno, sottolineando l’importanza di considerare contesti culturali e abitudini locali. Dormire bene, più che dormire tanto, sembra essere la chiave per una vita sana.
