Sono passati due anni dall’alluvione che il 16 maggio 2023 sconvolse l’Emilia Romagna, provocando 17 morti, decine di migliaia di sfollati e danni per miliardi di euro. Oggi sono stati tanti gli appuntamenti organizzati nelle varie città per ricordare quei tragici giorni, in particolare a Faenza, una delle località più colpite, dove in tutti gli uffici dell’Unione dei comuni è stato osservato un minuto di silenzio, a cui è seguita una commemorazione della sala consiliare.
I problemi ancora da risolvere
A due anni dall’alluvione, però, restano ancora molti problemi da affrontare, a partire dagli aiuti per le famiglie colpite. Solo il 3,5% dei cittadini ha ricevuto un risarcimento per i danni subiti. A Faenza, ci sono ancora 100 persone senza casa, ospitate in appartamenti in affitto grazie al contributo del Comune.
C’è poi la questione sicurezza: gli argini dei fiumi sono stati rinforzati e, per quanto possibile, i letti sono stati ripuliti dai detriti. Ma il Lamone e il Senio continuano a incutere timore. Mancano ancora i piani specifici per la realizzazione delle ormai famigerate casse di espansione, richieste con forza dai comitati dei cittadini alluvionati, che vivono con ansia ogni nuova piena.
“Il grande auspicio di questo secondo anniversario delle alluvioni di maggio – spiega il sindaco di Faenza, Massimo Isola – è che già dal prossimo mese la sinergia tra Struttura commissariale e Regione possa produrre una proposta operativa per la costruzione di aree di laminazione o casse di espansione a sud della Via Emilia, così da poter concretamente ridurre, nel prossimo biennio, il rischio idrogeologico per la nostra città”.
De Pascale: “le prime casse d’espansione già nel 2026”
L’obiettivo della Regione è realizzare le prime casse di espansione già nel 2026. Il Presidente dell’Emilia Romagna lo ha detto chiaramente oggi al comitato degli alluvionati di Faenza venuti in Regione a Bologna a consegnargli 20.000 firme. “Se non ci dovessero essere aggravi burocratici, il nostro obiettivo è fare le progettazioni nel 2025 e far partire i cantieri nel 2026″, se serve anticipando i fondi come Regione. Di sicuro l’intenzione è quella di “mettere tutta l’energia e tutta la determinazione possibile perché la prima cassa di espansione la si faccia nel tempo più breve possibile. E poi la seconda, poi la terza, poi la quarta e la quinta. Poi non so quando ci potremo fermare, perché il rischio idrogeologico è un rischio molto significativo e io penso veramente che noi per dieci anni dovremo ogni anno fare opere di messa in sicurezza nel territorio“.
De Pascale ha parlato accanto al Commissario straordinario per la ricostruzione, Fabrizio Curcio, che però preferisce non fornire date sulla realizzazione delle opere anti-alluvione. “Noi – ha assicura Curcio, dopo aver incontrato gli alluvionati – faremo tutto quello che si può fare nel tempo più breve possibile, ma non illudiamo dando ore e date perché sennò creiamo false aspettative. Il cittadino deve sapere che ce la si mette tutta e noi ce la mettiamo tutta“. Sono processi, sottolinea ancora Curcio, “che ovviamente non sono immediati”, ma poi “c’è la necessità di realizzare queste opere“.
“Nel momento in cui abbiamo un piano di interventi su 23 fiumi – aggiunge de Pascale – è chiaro che non possiamo raccontare che su tutti i 23 fiumi in pochi mesi si cambierà radicalmente. Questo sarebbe prendere in giro le persone”.
Per quanto riguarda poi il Faentino (“oggi stiamo fronteggiando la zona con maggiore criticità di tutta di tutta l’Emilia Romagna“), evidenzia de Pascale, è chiaro che sarà in cima alla lista. Peraltro “abbiamo già le aree identificate – segnala ancora il Presidente regionale – siamo già a conoscenza che in alcuni casi c’è disponibilità dei proprietari a non andare a un ricorso o comunque a cause, ma all’acquisizione, come è avvenuto nel caso del Comune di Faenza. Abbiamo già a bilancio le risorse per fare le progettazioni e abbiamo già detto che, sebbene le risorse del decreto partano nel 2027, noi siamo nelle disponibilità di anticiparle nel 2026“. Il Presidente, nello specifico, parla di interventi “sia a monte di Faenza che a Faenza che dopo Faenza, che mettano in sicurezza tutto il bacino del Lamone che coinvolge anche i comuni di Bagnacavallo, Russi e Ravenna”.
Gli interventi previsti sono al momento quattro: due casse di espansione a monte della città, rispettivamente lungo il Lamone e il Marzeno, un’area di laminazione a protezione del centro di Faenza e un ultimo intervento a Reda, dopo il passaggio del fiume in città.
I comitati hanno consegnato circa 20mila firme raccolte in questi mesi, su iniziativa in particolare del comitato ‘Borgo Alluvionato’, per chiedere la realizzazione di opere di messa in sicurezza in particolare proprio del bacino del Lamone, pesantemente colpito dall’alluvione del 2023 e oggetto di esondazioni e danneggiamenti anche nelle successive ondate di maltempo. “Per un’istituzione come la Regione è una responsabilità doverosa ascoltare la voce dei cittadini che, con tono assolutamente civile, si rivolgono a noi per chiedere rassicurazioni dopo tanta paura e tanti danni – ha sottolineato de Pascale -. A loro abbiamo voluto rappresentare il nostro lavoro di questi mesi e dei mesi che verranno: sul Lamone abbiamo in cantiere interventi importanti, a cui vogliamo dare gambe già nei prossimi mesi, facendo tutto quello che si può fare per anticipare le risorse che sono previste nel nuovo decreto e sperando di aprire i cantieri già il prossimo anno. Il nostro obiettivo – ha proseguito il Presidente – è mettere in sicurezza tutto il bacino del Lamone e assumerci la responsabilità di realizzare queste opere, pur sapendo che ci saranno polemiche. Ma fare casse di espansione e aree a tracimazione controllata è essenziale per la sicurezza dei territori, soprattutto su quest’area, che è quella che ci ha dato più problemi in questi anni. Siamo pronti a passare alla fase operativa”, ha concluso de Pascale.


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