Nella remota regione della Norvegia settentrionale, sopra il Circolo Polare Artico, dove le renne superano gli abitanti e le strade si coprono di neve per mesi, il freddo non ha fermato la rivoluzione elettrica. Oggi quasi tutte le auto nuove vendute in Norvegia sono elettriche, con una quota che ha raggiunto il 97% nel 2024. In Finnmark, la regione più a Nord d’Europa, il cambiamento è stato impressionante: solo 5 anni fa, nei concessionari c’erano solo veicoli a combustione.
Incentivi economici, non solo sensibilità ambientale
Il merito principale, secondo un approfondimento pubblicato dal Washington Post, sono le politiche del governo. Per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2030, la Norvegia ha eliminato l’IVA del 25% per l’acquisto di EV, esentandole anche da tasse di registrazione e importazione. Queste misure hanno reso le auto elettriche spesso più economiche delle equivalenti a benzina, nonostante la Norvegia sia il principale produttore europeo di petrolio e gas. I proventi di questi settori hanno alimentato un fondo sovrano da 1.700 miliardi di dollari, che ha finanziato gli incentivi verdi.
Una rete di ricarica capillare
Parallelamente, il Paese ha costruito una fitta rete di stazioni di ricarica, con quasi 10mila colonnine rapide sparse in 1.684 località, alimentate quasi interamente da fonti rinnovabili. In Norvegia ci sono 174 colonnine rapide ogni 100mila abitanti, contro le 11 degli Stati Uniti. Una legge garantisce anche il “diritto alla ricarica” per chi vive in appartamento.
Sfide e futuro
Nonostante il successo, permangono alcune sfide: perdita di autonomia in inverno, difficoltà con le app di ricarica e critiche ambientali ai progetti minerari legati alle batterie. Eppure, il modello norvegese dimostra che con infrastrutture solide, incentivi intelligenti e fiducia dei cittadini, l’auto elettrica può vincere anche dove le condizioni sembrano proibitive.


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