Il grande ignoto blu: meno dello 0,001% del fondale oceanico è stato esplorato

Urgente bisogno di colmare il divario esplorativo

Nonostante l’oceano profondo copra oltre due terzi della superficie terrestre, resta un territorio quasi del tutto sconosciuto. Secondo uno studio pubblicato su Science Advances dagli scienziati dell’Ocean Discovery League, meno dello 0,001% del fondale marino a profondità superiori ai 200 metri è stato documentato visivamente negli ultimi 70 anni. Guidato da Katy Croff Bell, il team ha analizzato circa 44mila immersioni effettuate dal 1958 in acque di 120 Paesi. I dati rivelano che le osservazioni sono altamente concentrate: Stati Uniti, Giappone, Nuova Zelanda, Francia e Germania rappresentano il 97% delle esplorazioni. Inoltre, molte immagini risalgono agli anni ’80, spesso in bianco e nero e a bassa risoluzione, riducendo la qualità dell’informazione raccolta.

Questa limitata e squilibrata copertura impedisce una reale comprensione della biodiversità marina e dei servizi vitali forniti dagli oceani, come la regolazione climatica e la produzione di ossigeno. Vaste aree come le pianure abissali restano inesplorate.

C’è quindi un urgente bisogno di colmare questo divario esplorativo. Gli autori dello studio auspicano un cambio di rotta, con maggiori investimenti in tecnologie accessibili e una collaborazione scientifica globale più equa. Solo ampliando lo sguardo oltre le aree finora studiate sarà possibile ottenere una visione più completa dell’oceano profondo e affrontare con consapevolezza le sfide legate alla sua conservazione. Conoscere meglio questo ecosistema è infatti essenziale per proteggere la salute del nostro pianeta.