Ore di grade tensione tra Pakistan e India, con attacchi e contrattacchi contro installazioni militari, che hanno dato ulteriore concretezza al rischio di un conflitto totale tra due potenze nucleari che tra l’altro si odiano da sempre, con profonde radici di divisioni storiche, religiose e culturali. La preoccupazione è salita notevolmente, oggi, dopo che fonti militari pachistane hanno suggerito che ci sarebbe stata una riunione dell’organo che si occupa di valutare l’uso di armi nucleari, ma il ministro della Difesa di Islamabad ha, in seguito, smentito la riunione e che il Pakistan stia valutando, per ora, l’uso del dispositivo atomico. L’opzione che prevede l’impiego di armi nucleari “non è sul tavolo adesso“, tuttavia, se la situazione dovesse evolvere in tal senso, anche “chi osserva” ne subirebbe le conseguenze, ha affermato Asif, citato dal quotidiano Dawn.
“Lo dico al mondo: questo non rimarrà confinato soltanto alla regione; potrebbe essere molto più ampio. Le nostre opzioni si stanno riducendo, considerata la situazione che l’India sta creando“, ha aggiunto Asif.
Dopo attacchi e contrattacchi con vittime, dalle due capitali sono arrivate aperture alla possibilità di negoziati. “L’India dovrebbe fermarsi, se c’è anche solo un briciolo di buon senso. Se loro si fermano, lo faremo anche noi. Non vogliamo distruzione né spreco di risorse. Le nostre economie sono diverse, ma in generale desideriamo la pace, senza l’egemonia di nessun Paese“, ha affermato il ministro degli Esteri del Pakistan Mohammad Ishaq Dar. L’esercito indiano ha detto riguardo agli attacchi militari del Pakistan sabato che “tutte le azioni ostili sono state efficacemente contrastate e risposte in modo appropriato“. Il segretario di Stato Usa Marco Rubio, dal canto suo, ha chiamato il capo dell’esercito pachistano, il generale Asim Munir, e il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar, esortando entrambe le parti a de-escalation e “ristabilire la comunicazione diretta per evitare errori di calcolo“, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters.
“L’approccio dell’India è sempre stato misurato e responsabile e rimane tale“, ha detto Jaishankar su X dopo la chiamata con Rubio. La Wing Commander dell’aeronautica indiana Vyomika Singh ha detto in una conferenza stampa che l’India sta rispondendo alle mosse delle forze pakistane, ma avrebbe mostrato moderazione se anche il Pakistan lo avesse fatto. “L’esercito pakistano è stato osservato che sta spostando le loro truppe in aree avanzate, indicando l’intento offensivo di intensificare ulteriormente la situazione“, ha detto, secondo Reuters. “Le forze armate indiane rimangono in un alto stato di prontezza operativa. Le forze armate indiane ribadiscono il loro impegno per la non escalation, a condizione che sia ricambiato dall’esercito pachistano“.
Cinque persone sono state uccise in attacchi pakistani nella regione indiana di Jammu sabato mattina, secondo la polizia del Kashmir amministrato dall’India, citato da Reuters.
Il governo indiano conferma gli attacchi aerei sulle basi della PAF – Pakistani Air Force – di Nur Khan, Rahamiyar Khan, Rafiqui, Murid, Sialkot e due basi radar, utilizzando armi di precisione lanciate da aerei da combattimento.
Il Ministero degli Esteri indiano smentisce le affermazioni di Islamabad secondo cui Delhi avrebbe effettuato attacchi con droni in Afghanistan.
Il Pakistan ha aggiornato la chiusura del proprio spazio aereo: chiuso totalmente fino a domani alle 09:00 ora italiana, quindi per altre 24 ore.
La Francia ha emesso un NOTAM che raccomanda, a causa dell’aumento delle tensioni indo-pakistane, che tutti gli aeromobili, siano essi immatricolati in Francia o operati con licenze francesi, evitino l’area designata indicata di seguito, inclusi i voli in wet lease, i code sharing e i voli contrattuali.
Questa mattina, l’autorità nazionale indiana per la gestione dei disastri [NDMA] emette un avviso per i cittadini. Pubblicate le “Misure che devono essere adottate in tutte le situazioni ostili alla nostra sicurezza nazionale“. Le scuole sono state chiuse in molte aree vicine al conflitto.
Avviso del Servizio della Farnesina”Viaggiare Sicuri” sull’escalation tra India e Pakistan
“È fortemente sconsigliato qualsiasi spostamento nelle zone prossime al confine indo-pakistano. L’Ambasciata a New Delhi ed i Consolati in India continuano a monitorare la situazione. Si raccomanda ai connazionali presenti nel Paese di adottare un comportamento improntato alla massima prudenza e di seguire scrupolosamente le indicazioni delle Autorità locali“.
Le origini profonde dell’odio tra India e Pakistan
Un odio che dura da oltre settant’anni. Due Stati che si osservano con sospetto, pronti a colpire. Due arsenali nucleari puntati l’uno contro l’altro. La guerra tra India e Pakistan non è una possibilità remota: è una minaccia concreta, permanente, che incombe come una scure sul destino dell’umanità.
Una miccia accesa dal 1947
Tutto inizia nel 1947, con la Partizione dell’India, quando l’Impero britannico si ritira dal subcontinente e crea due nuovi Stati: l’India, a maggioranza induista, e il Pakistan, concepito come rifugio per i musulmani. Ma la separazione non avviene pacificamente: oltre un milione di morti e dieci milioni di profughi segnano il più grande esodo forzato della storia moderna. È lì che nasce l’odio. È lì che prende forma il mostro.
Fin dal primo giorno, i due Stati si contendono il controllo della regione del Kashmir, un territorio a maggioranza musulmana ma annesso all’India. Da allora, tre guerre (1947, 1965, 1999), decine di scontri armati, attentati, infiltrazioni terroristiche e crisi diplomatiche hanno mantenuto viva una fiamma che oggi rischia di diventare un incendio nucleare.
Nucleare: la linea rossa che non si può superare
India e Pakistan non sono solo due rivali storici. Sono due potenze nucleari. L’India ha ufficialmente effettuato il suo primo test atomico nel 1974. Il Pakistan ha risposto nel 1998. Da allora entrambi hanno accumulato decine di testate nucleari, missili balistici a medio e lungo raggio, e piani operativi per un eventuale attacco preventivo o di ritorsione.
La cosa più inquietante? Il Pakistan non ha una dottrina di “no first use” (non primo impiego): ha già dichiarato di essere pronto a usare l’arma atomica in caso di minaccia esistenziale. In un teatro in cui anche un attentato terroristico può scatenare una rappresaglia su larga scala, basta un singolo errore di calcolo per finire nella spirale della distruzione totale.
Religione, nazionalismo e odio etnico: il mix esplosivo
Dietro il conflitto non ci sono solo interessi geopolitici o dispute territoriali: c’è un odio profondo, viscerale, alimentato da decenni di propaganda, discriminazioni religiose, ideologie suprematiste e fanatismo.
L’India di oggi è guidata da un governo nazionalista indù, mentre il Pakistan si considera lo Stato faro dell’Islam. Due visioni inconciliabili del mondo, che rendono il dialogo praticamente impossibile. Ogni provocazione, ogni gesto ostile, ogni parola fuori posto può diventare l’innesco di una catastrofe.
La guerra tra India e Pakistan è una bomba ad orologeria che nessuno ha disinnescato. È il conflitto più pericoloso al mondo, non solo perché coinvolge due potenze nucleari, ma perché è alimentato da un odio antico, radicato nel sangue e nella fede. L’unica via d’uscita è il dialogo, ma le voci della pace sono sempre più flebili sotto il rumore delle armi.
Se il mondo continuerà a ignorare questo conflitto, un giorno potrebbe svegliarsi troppo tardi, sotto un cielo oscurato da funghi atomici.
