Il Rapporto annuale 2025 dell’ISTAT disegna un’Italia in profonda trasformazione. Il dato più evidente è l’invecchiamento della popolazione: al 1° gennaio 2025 i residenti sono 58,9 milioni, in calo dello 0,6 per mille. I nati continuano a diminuire (370mila nel 2024), mentre i decessi restano alti (651mila), con un saldo naturale negativo di 281mila unità. A compensare, l’immigrazione netta (+244mila), segnale di una società sempre più multietnica.
Si vive più a lungo – 81,4 anni per gli uomini e 85,5 per le donne – ma con meno anni in buona salute. Cresce la rinuncia alle cure: il 9,9% della popolazione ha evitato visite o esami, frenata da liste d’attesa e costi. Sul fronte della natalità, si ricorre sempre più alla procreazione assistita, riflesso anche dell’invecchiamento delle donne in età fertile.
Il tessuto sociale cambia: matrimoni in calo e boom di unioni libere (1,7 milioni), ormai una realtà stabile. Nonostante miglioramenti, restano ampi i divari con l’Europa nell’istruzione e nelle competenze digitali. Solo il 21,6% dei 25-64enni è laureato, contro il 35,1% nella media UE.
Eppure, l’economia regge: il Pil è cresciuto dello 0,7% nel 2024, superando la Germania. L’occupazione aumenta (+1,5%), l’inflazione resta contenuta (1,1%) e il deficit pubblico scende.



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