Maltempo, Curcio: “2,8 miliardi per finanziare urgenze non per ridurre il rischio”

Audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano

Fino adesso le azioni che sono state finanziate non sono strettissimamente connesse con quello che è il tema della riduzione del rischio che necessita una visione del territorio diversa rispetto a quella che si è fatta fino adesso. Cioè questi 2 miliardi e 800mila euro” destinati all’Emilia-Romagna, alla Toscana e alle Marche attraverso il decreto legge 61 del 2023 “hanno consentito di ripristinare gli argini, di ripristinare le strade“, di agire quindi sull’emergenza: è quanto ha sottolineato il Commissario straordinario di Governo alla ricostruzione nei territori colpiti dall’alluvione, Fabrizio Curcio, durante l’audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano, sull’attuazione delle norme di prevenzione e sicurezza e sugli interventi di emergenza e di ricostruzione a seguito degli eventi calamitosi verificatisi dall’anno 2019. Di questi 2,8 miliardi, ha spiegato poi Curcio, “328 milioni di euro arrivano del Fondo di solidarietà europea e vanno alla gestione emergenziale, quindi ancora sulla prima parte. Cioè noi ci stiamo ancora concentrando sulla parte iniziale, non di riduzione del rischio, ma su quelle che sono le attività di ripristino“.

Gli eventi alluvionali del 16 e del 18 maggio 2023 in Emilia-Romagna “hanno colpito una porzione importante della regione, con una stima di 350 milioni di metri cubi di acqua. Certamente siamo di fronte a due eventi straordinari“, ha spiegato Curcio. “La quantità piovuta ha avuto tra il 16 e il 18 maggio picchi di 300 millimetri sulla parte pedemontana, quindi la parte forlivese, poi sulla parte del Ravennate, quindi sulla pianura di Cesena Forlì. Sono stati valori rilevanti. Calcolate che dal 1º maggio fino alla fine sono stati stimati circa 600 mm di acqua, che è una quantità ovviamente abnorme“.

Gli eventi alluvionali del 16 e del 18 maggio 2023 in Emilia-Romagna hanno portato “a tutta una serie di meccanismi sul territorio che ha impattato fortissimamente sulle infrastrutture, ovviamente viarie, ferroviarie, sulla mobilità, su tutte le tipologie di strade e soprattutto ha innestato una serie di frane veramente rilevanti, sia come numero sia come dimensione, che sono andate ad impattare poi sulle infrastrutture: più di 300 edifici, quasi 2000 tratti autostradali interrotti“, ha evidenziato inoltre Curcio. Il Commissario ha ricordato che “buona parte di queste frane non erano censite. Solo una piccola percentuale di quelle 65.000 frane era nota come possibile attivazione. Si è aperto un fronte, molto importante, soprattutto nella parte collinare o pedemontana, perché lì il rapporto tra la frana, la mobilità e la quantità di persone che vive è un rapporto complicato perché frane che interrompono viabilità per piccole comunità mettono quella comunità fondamentalmente in crisi e in ginocchio“.