“La transizione climatica rischia di portare effetti devastanti e, talvolta, sorprendenti in ogni angolo del mondo”: è l’allarme lanciato dagli scienziati. Tra questi, uno dei più allarmanti è l’innalzamento del livello del mare, una minaccia concreta per tantissime persone e per le città costiere, molte delle quali potrebbero letteralmente finire sott’acqua nei prossimi decenni. A lanciare l’avvertimento sono scienziati e ricercatori, che indicano anche un’attività sottomarina preoccupante come possibile concausa del fenomeno. “Le cause principali dell’innalzamento del livello dei mari sono ben note: lo scioglimento accelerato delle calotte glaciali in Antartide e Groenlandia, e l’espansione termica dell’acqua dovuta all’aumento delle temperature globali”, si legge in un’osservazione. Ma ciò che preoccupa ancora di più è la rapidità con cui questi cambiamenti stanno avvenendo: secondo Forbes, quasi la metà dell’aumento globale del livello del mare dal 1880 si è verificata negli ultimi 30 anni, un effetto diretto dell’intensa combustione di combustibili fossili.
La situazione è drammatica per le persone nel mondo che vivono a meno di 10 km dalla costa. In particolare, un nuovo studio pubblicato sul New Zealand Journal of Geology and Geophysics ha evidenziato il rischio imminente per le principali città costiere della Nuova Zelanda come Auckland, Tauranga, Wellington, Christchurch e Dunedin. Non solo i mari salgono, ma il suolo stesso si sta abbassando.
Un altro fattore di rischio
Inoltre, oltre alla transizione climatica, un altro fattore determinante del rischio di allagamento è la subsidenza del terreno: un abbassamento progressivo del suolo dovuto spesso ad attività umane come l’estrazione di acque sotterranee, il dragaggio dei fondali o la bonifica di terre. Anche i movimenti tettonici naturali possono contribuire al fenomeno. Le conseguenze sono già visibili in luoghi come Miami, dove i grattacieli sulla costa mostrano segni preoccupanti di cedimento.
Secondo il dottor Jesse Kearse dell’Università di Kyoto, queste attività possono “potenzialmente raddoppiare o triplicare gli effetti dell’innalzamento del livello del mare in certe aree”. La città di Christchurch, ad esempio, ne è un esempio emblematico: l’area di Naval Point a Lyttelton, costruita su terreni bonificati con materiali fini, sta sprofondando a un ritmo di 6,5 mm l’anno. Proiettando questo ritmo su un secolo, si arriverebbe a un cedimento di circa 65 cm, sufficiente a mettere la città in serio pericolo di sommersione.
Soluzioni immediate
Il nuovo allarme lanciato dalla comunità scientifica sull’innalzamento del livello del mare non può più essere liquidato come una previsione remota o una teoria allarmistica. I dati parlano chiaro: ciò che per decenni è stato considerato un rischio a lungo termine sta ormai prendendo forma davanti ai nostri occhi, con una rapidità che supera le peggiori aspettative. Le città costiere non sono più solo “vulnerabili”, sono in bilico.
La combinazione tra scioglimento dei ghiacci, espansione termica degli oceani e subsidenza del suolo crea un cocktail micidiale, soprattutto in quelle zone urbane dove le attività umane hanno aggravato la fragilità del territorio. Lo studio neozelandese, in questo senso, è emblematico: alcune città non solo vedono salire il mare, ma affondano letteralmente centimetro dopo centimetro.
Gli scienziati sottolineano che senza interventi urgenti, non solo per ridurre le emissioni globali ma anche per ripensare lo sviluppo urbano costiero, molte città rischiano di diventare inabitabili entro la fine del secolo. Il tempo per agire si sta rapidamente esaurendo.




Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?