Siamo ormai entrati nell’ultima settimana della primavera meteorologica, che si concluderà il 31 maggio, ma il clima continua a regalare sorprese d’impronta invernale. Nella mattinata di venerdì 23 maggio, le Alpi Marittime si sono risvegliate con un paesaggio imbiancato: qualche centimetro di neve fresca ha fatto la sua comparsa fino a circa 1.700 metri di quota, confermando un trend stagionale piuttosto dinamico e tutt’altro che estivo.
Freddo dal Nord Europa: il responsabile è un nucleo polare
A determinare questo ritorno del freddo è stato il transito di un nucleo di aria fredda di origine scandinava, disceso lungo l’Europa centrale fino a raggiungere il bacino del Mediterraneo. Questo afflusso ha innescato condizioni instabili e temporalesche, con effetti significativi anche al Nord Italia, dove si sono verificati forti temporali e, in quota, precipitazioni nevose.

La neve caduta nelle prime ore del 23 maggio ha interessato diversi settori delle Alpi sud-occidentali, con un accumulo più consistente registrato in particolare presso il Rifugio Remondino, situato a 2.430 metri di altitudine, nel cuore del Parco delle Alpi Marittime. Qui si sono misurati fino a 10 centimetri di neve fresca, una quantità modesta ma sufficiente a imbiancare il paesaggio, offrendo scenari suggestivi e quasi fuori stagione.
Neve a fine maggio: normalità in quota, anomalia al contrario in pianura
Non si tratta di un evento anomalo, anzi. Come ben noto agli escursionisti e agli appassionati di montagna, la neve sulle Alpi a maggio, soprattutto oltre i 1.500-1.800 metri, è tutt’altro che rara. Le masse d’aria fredda che scivolano lungo il continente, soprattutto in annate primaverili non ancora stabilizzate, possono ancora dare luogo a fenomeni nevosi, in particolare in presenza di aria umida e instabile.
A sorprendere di più, semmai, è stata finora la mancanza di temperature tipicamente estive, che in molte regioni italiane, fatta eccezione per una parentesi calda intorno al Ponte del Primo Maggio, non si sono ancora pienamente affermate. Un comportamento stagionale che riflette la complessità delle dinamiche atmosferiche di quest’anno, influenzate da fattori su larga scala, come la persistenza di saccature nord-atlantiche e l’attività instabile del getto polare.
Prospettive: primavera instabile, ma l’estate si avvicina
Con l’approssimarsi del mese di giugno, ci si attende un graduale cambio di scenario. Le ultime proiezioni modellistiche suggeriscono l’arrivo di condizioni più stabili grazie a una rimonta dell’anticiclone delle Azzorre, che potrebbe iniziare ad affermarsi sull’Europa occidentale e sul Mediterraneo centrale proprio nei primi giorni di giugno.
Nel frattempo, però, il clima continuerà a oscillare tra sprazzi di sole, temporali pomeridiani e fasi fresche in quota, mantenendo una primavera dinamica e imprevedibile, come spesso accade nelle stagioni di transizione.
L’ultima neve di primavera saluta le Alpi prima dell’estate
La nevicata del 23 maggio sulle Alpi Marittime non è un’eccezione, ma un ulteriore segnale di quanto la primavera possa essere variabile e capace di sorprendere fino all’ultimo giorno. La montagna, con la sua sensibilità ai cambiamenti atmosferici, continua a essere un indicatore prezioso della dinamica climatica in atto.
Chi frequenta l’alta quota dovrà ancora fare i conti con neve residua, temperature fresche e rapide variazioni del tempo, ma i segnali dell’estate cominciano lentamente a farsi strada. E sarà proprio il contrasto tra queste due stagioni a regalarci, anche nei prossimi giorni, scenari spettacolari e inaspettati.
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