L’inverno australe bussa con forza alle porte del Sud America. Tra il 29 e il 30 maggio 2025 è attesa una poderosa irruzione di aria polare che coinvolgerà ampie porzioni di Argentina, Bolivia, Paraguay e Perù, spingendosi localmente anche su Uruguay e parte del Cile settentrionale. Un evento che, per intensità e diffusione, potrebbe essere paragonato alle ondate di freddo più significative degli ultimi decenni.
Le autorità meteorologiche locali e i centri internazionali di previsione concordano: ci troviamo di fronte a un’ondata di gelo eccezionale, con temperature minime previste ben al di sotto delle medie stagionali e il possibile ritorno della neve in zone insolitamente basse di quota.

Cosa aspettarsi: gelo intenso e rischio di nevicate anche a bassa quota
Secondo le ultime elaborazioni dei modelli atmosferici, la massa d’aria fredda affonderà rapidamente da sud verso nord, scalzando l’aria mite preesistente e causando un drastico abbassamento delle temperature.
Tra le aree più colpite troviamo:
- Argentina centro-meridionale, con gelate diffuse e minime anche sotto lo zero nelle pampas;
- Bolivia occidentale e meridionale, dove si prevedono nevicate e forti raffiche di vento;
- Paraguay e Perù, soprattutto nelle zone interne e andine, con temperature anormalmente basse per il periodo;
- Uruguay, dove il gelo sarà accompagnato da umidità elevata e raffiche di bora.
Le minime notturne potrebbero scendere fino a -5/-7°C in alcune località dell’Argentina interna, mentre le aree di altopiano della Bolivia e del Perù vedranno valori negativi persistenti anche in pieno giorno, con rischio di ghiaccio e formazione di brina intensa.
Una “bomba polare” fuori stagione: quanto è eccezionale?
L’impatto di questa ondata polare è reso ancora più significativo dal timing anomalo: siamo ancora nel cuore dell’autunno australe, e l’inverno vero e proprio – almeno da calendario – inizierà soltanto il 21 giugno. Tuttavia, come accaduto anche lo scorso anno, la stagione fredda sembra anticipare i tempi.

Nel maggio 2024, il Sud America aveva già sperimentato un evento simile: il Cile aveva registrato nevicate storiche fin nella capitale Santiago, mentre in Argentina e Bolivia le temperature avevano toccato minimi da record. Quell’episodio, già definito eccezionale all’epoca, fu considerato un caso isolato.
Oggi, con due anni consecutivi di eventi simili, gli esperti iniziano a parlare di una tendenza emergente, legata a una possibile variazione nelle dinamiche della circolazione australe, forse influenzata anche dalle fasi ENSO (El Niño/La Niña) e dal riscaldamento stratosferico antartico.
Impatti previsti: agricoltura e trasporti sotto pressione
Le conseguenze di questo raffreddamento improvviso non si limiteranno all’aspetto meteorologico. In gioco c’è la salute delle colture agricole, già provate da fasi di siccità prolungata e squilibri termici. Le gelate potrebbero danneggiare cereali e ortaggi in fase di sviluppo in Argentina, così come il comparto vinicolo e frutticolo in Cile e Bolivia.
Anche i trasporti potrebbero subire rallentamenti o interruzioni, soprattutto nelle zone montuose dove si attende neve abbondante e ghiaccio al suolo. Non si esclude la chiusura temporanea di alcuni valichi andini o tratte ad alta quota tra Perù e Bolivia.
Le autorità raccomandano attenzione alla popolazione vulnerabile, in particolare bambini, anziani e persone senza un riparo adeguato. Campagne di assistenza sociale sono state già avviate in alcune regioni rurali dell’Argentina e del Paraguay.
Il Sud America entra in anticipo nell’inverno, e il gelo fa sul serio
L’irruzione polare in arrivo tra il 29 e il 30 maggio rappresenta uno degli eventi atmosferici più intensi dell’intera stagione fredda australe. Le condizioni saranno tali da influenzare non solo il clima, ma anche economia, mobilità e salute pubblica.


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