Un dato rilevante è stato registrato questa mattina, 31 maggio 2025, presso la Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa situato a 4560 metri sul massiccio del Monte Rosa. La stazione meteorologica automatica ha rilevato una temperatura massima di +7,3°C, valore che, se confermato, costituirebbe un nuovo record mensile di maggio per questa quota (con il beneficio del dubbio, vedremo se verrà validato).
Un’anomalia di oltre 2°C rispetto al precedente record
Il precedente primato risale all’11 maggio 2012, quando vennero registrati +5,1°C. Il dato odierno supera quindi di oltre 2 gradi Celsius quel record, segnando un’anomalia termica notevole in una delle zone più elevate delle Alpi italiane. Non si tratta solo di un valore statistico, ma di un segnale concreto di un’atmosfera in trasformazione, coerente con un quadro di riscaldamento climatico sempre più marcato anche in alta quota.

Perché fa così caldo in alta montagna?
Il contesto atmosferico attuale aiuta a spiegare questa situazione eccezionale. L’Italia e gran parte dell’Europa meridionale sono attualmente interessate da una persistente area di alta pressione subtropicale, alimentata da masse d’aria di origine sahariana. Questo promontorio anticiclonico, che si sta rinforzando proprio tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, è la causa principale del riscaldamento anomalo in quota.
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, durante queste configurazioni è possibile osservare temperature più elevate in montagna rispetto ai fondovalle, almeno nelle fasi iniziali dell’ondata di calore. Ciò è dovuto a una serie di processi fisici ben noti in meteorologia.
I meccanismi fisici del riscaldamento in quota
Tre sono i fattori principali che spiegano l’aumento repentino delle temperature alle alte quote durante l’arrivo dell’anticiclone africano:
- Masse d’aria calda in quota
L’aria calda di origine sahariana si muove principalmente tra i 1000 e i 4000 metri, interessando direttamente le zone montane e collinari. Questo flusso caldo, spingendosi verso nord, riscalda molto più rapidamente le vette rispetto alle pianure. - Subsidenza e compressione adiabatica
Nelle condizioni di alta pressione, l’aria tende a scendere lentamente verso il basso. Questo movimento verticale porta alla compressione dell’aria, che si traduce in riscaldamento naturale, noto come riscaldamento per compressione adiabatica. Questo effetto è particolarmente efficiente tra i 1000 e i 4000 metri, dove si verificano i maggiori rialzi termici. - Aria secca e cielo sereno
In quota l’aria è generalmente più secca e il cielo privo di nuvolosità. Questo consente un irradiamento solare diretto, che amplifica il riscaldamento durante le ore centrali della giornata.
Un valore straordinario, ma non catastrofista
Il dato di +7,3°C a 4560 metri è senza dubbio eccezionale, ma va inserito in un contesto scientifico corretto. Non serve cedere al catastrofismo climatico, bensì osservare il fenomeno con gli strumenti dell’analisi fisica e meteorologica. Le ondate di calore in quota sono destinate a diventare più frequenti e intense, specialmente durante i periodi dominati dall’alta pressione nordafricana.

L’accumulo di eventi record come questo rappresenta una conferma della tendenza al riscaldamento climatico in alta montagna, con possibili effetti futuri su ghiacciai, ecosistemi alpini e disponibilità idrica.
Conclusione: la montagna come sentinella del cambiamento climatico
La Capanna Margherita non è solo un punto di riferimento per l’alpinismo europeo, ma anche una delle sentinelle scientifiche più preziose del cambiamento climatico. I dati registrati in vetta permettono di monitorare fenomeni che spesso passano inosservati a livello del mare, ma che anticipano le trasformazioni ambientali globali.
L’anomalia registrata il 31 maggio 2025 è un dato che va osservato, analizzato e compreso. Non con allarmismo, ma con consapevolezza.


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