Nella serata di mercoledì 21 maggio, un violento episodio temporalesco ha colpito l’area del Canavese, in Piemonte, con la formazione di chicchi di grandine che in alcune zone, come a Mazzè (TO), hanno raggiunto dimensioni considerevoli, talora fino a 3-4 centimetri di diametro. Un evento che ha segnato, insieme ai temporali che hanno colpito nel pomeriggio il Biellese, uno dei primi casi stagionali di grandine di medie dimensioni in regione.
Ma cosa determina la dimensione dei chicchi di grandine? Perché in alcune circostanze rimangono piccoli, mentre in altre possono diventare pericolosi, danneggiare auto, coltivazioni e tetti?

La nascita della grandine: un processo complesso che avviene nei temporali
La grandine si forma esclusivamente all’interno di nubi temporalesche imponenti, i cosiddetti cumulonembi. All’interno di queste strutture, si verificano violente correnti d’aria ascensionali che trascinano verso l’alto gocce d’acqua e cristalli di ghiaccio. Quando le condizioni atmosferiche sono particolarmente favorevoli, queste particelle possono fondersi, congelarsi e accumulare strati successivi di ghiaccio, dando origine ai chicchi.
La dimensione finale dipende da una serie di fattori atmosferici e fisici che operano in sinergia. Ecco quali sono i principali:
1. Correnti ascensionali: il motore che fa “lievitare” la grandine
Le correnti ascensionali sono il cuore del processo. Più sono forti, maggiore è la possibilità che i chicchi rimangano sospesi a lungo nella nube, compiendo più cicli di salita e discesa. Ogni volta che un chicco viene trasportato nuovamente verso l’alto attraversa strati ricchi di acqua sopraffusa, che si congela sulla sua superficie, ingrossandolo.
Quando le correnti sono deboli, invece, i chicchi cadono a terra molto prima di poter crescere, rimanendo piccoli e spesso innocui.

2. Umidità nella nube: il “carburante” per la crescita
Un altro fattore cruciale è la disponibilità di acqua liquida all’interno del cumulonembo. L’acqua sopraffusa – ovvero gocce d’acqua che restano liquide pur trovandosi sotto lo zero – fornisce il materiale con cui i chicchi crescono. Più acqua c’è, più velocemente il chicco può aumentare di volume.
3. Differenza di temperatura tra suolo e alte quote
Un forte gradiente termico verticale (cioè la differenza tra temperature elevate al suolo e molto fredde in quota) è tipico delle giornate estive instabili e rappresenta una condizione ideale per la formazione di grandine. Questo contrasto termico alimenta le correnti ascensionali e favorisce la presenza di acqua sopraffusa in abbondanza, creando l’ambiente perfetto per chicchi di grandine anche molto grandi.
4. Durata del “ciclo vitale” del chicco all’interno della nube
Maggiore è il tempo che un chicco trascorre nel cuore della nube, più strati potrà accumulare. Questo meccanismo porta alla formazione della tipica struttura a cipolla, con strati concentrici visibili anche a occhio nudo dopo la caduta. Più cicli compie, più grande sarà il risultato finale.
5. Nuclei di condensazione: dove tutto inizia
La grandine nasce attorno a un piccolo nucleo, che può essere una particella di polvere, un granello di sabbia o un frammento di sale. Sebbene il loro ruolo sia fondamentale per l’innesco iniziale, il loro impatto sulla dimensione finale è secondario rispetto agli altri fattori. Tuttavia, influenzano la forma, la trasparenza e la distribuzione del ghiaccio all’interno del chicco.
Grandine sempre più frequente e distruttiva? Il clima che cambia
Gli eventi come quello avvenuto in Piemonte sono destinati a diventare sempre più frequenti con l’alterazione degli equilibri atmosferici legati al cambiamento climatico. Il maggiore apporto di energia nei bassi strati e l’aumento dell’umidità media contribuiscono alla formazione di temporali più intensi e grandinigeni. Capire i meccanismi che determinano la grandezza della grandine è oggi più che mai fondamentale per prevenzione, agricoltura e protezione civile.
Un campanello d’allarme
I recenti episodi di grandine nel Canavese e nel Biellese rappresentano un campanello d’allarme per l’inizio di una stagione che potrebbe rivelarsi intensa sotto il profilo convettivo. La crescita della grandine è il risultato di un delicato equilibrio atmosferico, dove correnti ascensionali, acqua disponibile e contrasti termici giocano ruoli chiave.
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