La stagione fredda appena conclusa ci restituisce, ancora una volta, l’immagine di un’Italia climaticamente divisa. Da un lato le nevicate abbondanti delle Alpi, che hanno sorpreso in particolare ad aprile con accumuli significativi; dall’altro, l’Appennino, dove l’inverno ha fatto fatica a imporsi, con precipitazioni nevose quasi nulle e temperature persistentemente superiori alla media. Il risultato? Un bilancio idrico nazionale squilibrato, segnato da contrasti regionali, recuperi parziali e fragilità strutturali secondo i dati di Cima Foundation.
Se i grandi laghi del Nord possono oggi contare su livelli idrici rassicuranti grazie alle piogge primaverili, la situazione al Sud continua a preoccupare: gli invasi meridionali restano in difficoltà, rispecchiando le sofferenze di un anno meteorologicamente avaro. Ma ciò che davvero conta ora è l’eredità idrica della neve. Quanta acqua rimane effettivamente disponibile in bacino? E dove?

L’ultimo aggiornamento sulla stagione nivale 2024/25 fornisce alcune risposte. Il deficit nazionale di Snow Water Equivalent (ovvero l’equivalente idrico della neve) resta elevato, con un -27% rispetto alla media: un segnale chiaro che, nonostante alcuni miglioramenti localizzati, l’intero sistema montano italiano fatica a garantire una riserva idrica sufficiente per la stagione estiva.
Le Alpi, pur con un comportamento irregolare e talvolta sorprendente, hanno visto nevicate anche consistenti, sebbene spesso concentrate in pochi episodi e seguite da rapidi scioglimenti dovuti a impennate termiche improvvise. Sull’Appennino, invece, la stagione può dirsi praticamente assente. Non è solo una questione di tempo o di quantità: è la quota a fare la vera differenza. Le zone sotto i 2000 metri, sia alpine che appenniniche, sono quelle che hanno sofferto di più. Proprio qui, dove si concentra gran parte della neve utile, si registra una perdita costante di accumulo, segnale diretto di un clima sempre più instabile e caldo, dove anche piccole variazioni di temperatura si traducono in grandi deficit.
Guardando all’estate, l’incertezza resta la protagonista. Le ultime proiezioni stagionali ECMWF indicano temperature in media al Nord e lungo il versante tirrenico per il mese di maggio, mentre il Sud e il versante adriatico potrebbero essere interessati da un’anomalia termica positiva fino a +1°C. Sul fronte delle precipitazioni, si attende un lieve surplus al Centro-Nord, ma valori normali o localmente inferiori al Sud.
In sintesi, il Nord gode di una situazione complessivamente più equilibrata, supportata dalle recenti piogge e da un innevamento ancora presente in quota. Ma al Centro-Sud le criticità rimangono evidenti e strutturali, aggravate da un inverno povero di neve e pioggia. E proprio queste aree, secondo le ultime valutazioni ISPRA in collaborazione con le Autorità di bacino distrettuali, saranno da tenere sotto stretto controllo nei mesi a venire. Il rischio di uno stress idrico prolungato è reale, e richiede già da ora attenzione, pianificazione e strategie di adattamento.
Il clima italiano, sempre più frammentato, ci impone di superare la narrazione stagionale per abbracciare una lettura integrata del ciclo dell’acqua. Perché, quando la neve si scioglie troppo presto o non cade affatto, è l’estate che ne paga il conto.


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