Ogni primavera, quando la copertura nevosa raggiunge il suo massimo stagionale, Matthias Huss e il suo team di GLAMOS si recano su numerosi ghiacciai svizzeri per effettuare misurazioni fondamentali. Quest’anno, i dati raccolti su 21 ghiacciai indicano che la profondità della neve varia tra 1 e 4 metri, con una densità che va da valori normali fino a un preoccupante -52% rispetto alla media del decennio 2010-2020.
L’analisi estesa a tutti i circa 1.400 ghiacciai registrati in Svizzera ha mostrato un deficit nevoso invernale complessivo del 13% rispetto alla media di riferimento. Sebbene questa cifra sia meno negativa rispetto agli inverni eccezionalmente secchi del 2022 e del 2023, rimane un segnale allarmante.
“Nel complesso, le misurazioni della neve sui ghiacciai indicano un altro anno secco con significative ripercussioni sullo scioglimento nella prossima estate”, ha spiegato Huss in un post su X. “Un altro anno difficile per i ghiacciai in arrivo”.
La neve e i ghiacciai
La neve gioca un ruolo essenziale nella “sopravvivenza” dei ghiacciai: oltre a contribuire al loro bilancio di massa, agisce da scudo protettivo contro il calore e la radiazione solare. In mancanza di un adeguato strato nevoso, i ghiacciai sono più esposti e vulnerabili alla fusione accelerata nei mesi caldi.
Il 2024 ha mostrato forti differenze regionali: mentre i ghiacciai del Nord/Est della Svizzera presentano livelli di neve molto bassi, quelli nel Sud e Sud/Ovest registrano valori prossimi alla media, grazie a precipitazioni eccezionali verificatesi a metà aprile. Tuttavia, ciò non è sufficiente a compensare il deficit complessivo.
Situazione critica per i ghiacciai svizzeri
La situazione dei ghiacciai svizzeri rimane critica. Negli ultimi 2 anni, il volume totale dei ghiacciai è diminuito del 10%, una perdita equivalente a quella registrata tra il 1960 e il 1990. Anche un inverno insolitamente nevoso nel 2024 non ha impedito la perdita del 2,4% del volume glaciale durante l’estate precedente, in gran parte a causa delle alte temperature e della presenza di polveri sahariane.
Queste polveri, depositandosi sul ghiaccio, ne riducono l’albedo, cioè la capacità di riflettere la luce solare, e contribuiscono ad accelerare la fusione. Con le estati sempre più calde e inverni sempre meno nevosi, i ghiacciai svizzeri continuano a essere tra le vittime più visibili del cambiamento climatico.
Gli esperti lanciano dunque l’ennesimo campanello d’allarme: senza un’inversione di tendenza, la perdita dei ghiacciai potrebbe diventare irreversibile, con conseguenze non solo ambientali, ma anche economiche e sociali per le regioni alpine.
