Non si ferma la frana di Boccassuolo: avanza di 3-6 metri al giorno, “danno enorme”

Sopralluogo della Regione sulla frana di Boccassuolo: l'attenzione ora è sul torrente Dragone, che rischia l'effetto diga naturale

Non si arresta la grande frana che si è aperta lo scorso 1 aprile a Boccassuolo, frazione di Palagano, sull’Appennino modenese. Alla rilevazione dello scorso 17 maggio, l’ultimo chilometro dello smottamento – che continua ad essere monitorato 24 ore su 24 – prosegue verso valle con una velocità compresa fra i 3 e i 6 metri al giorno. Ora l’attenzione è sul torrente Dragone, il cui alveo è minacciato dal movimento franoso che rischia di creare una diga naturale sul corso d’acqua. È quanto emerso da un sopralluogo condotto oggi dalla Regione – presente sul posto il Presidente Michele de Pascale – il cui l’obiettivo è garantire il naturale deflusso delle acque, contrastando l’avanzare della colata.

La frana, lunga 3,5 chilometri, si è staccata dal Monte Cantiere lo scorso 1 aprile. Il fronte, largo tra i 100 e i 300 metri, ha tagliato quattro strade comunali e scalzato il ponte del Rio della Lezza e altri ponti minori. Tre i nuclei familiari residenti evacuati, con otto persone, mentre sono stati allontanati 10 nuclei non residenti (seconde case), per un totale di circa 20 persone. Una cinquantina le persone parzialmente isolate.

Siamo davanti a un fenomeno che, da solo, sta creando un danno enorme a tutta questa zona”, osserva de Pascale, accompagnato sul terreno da Fabio Braglia, sindaco di Palagano e Presidente della Provincia di Modena. “Ci sono stati interventi tempestivi da parte della Regione, del Comune e della Provincia; dal primo minuto abbiamo cercato di essere vicini alle comunità”.

Ora “stiamo per attivare la misura del Cas, il Contributo di autonoma sistemazione regionale, per i cittadini che, purtroppo, hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni. Speriamo – aggiunge – che la dichiarazione di stato di emergenza nazionale possa essere accolta, e quindi di poter attingere anche a risorse nazionali, perché qui c’è tutta una stratificazione di interventi che dovranno essere fatti: solo quando la situazione si starà stabilizzata, si potrà intervenire in modo strutturato e strutturale“, conclude de Pascale.