In occasione del simposio pre-Congresso Europeo sull’Obesità (ECO 2025), gli esperti hanno ribadito l’urgenza di superare l’uso esclusivo dell’indice di massa corporea (BMI) nella diagnosi dell’obesità, promuovendo un approccio più personalizzato e scientificamente accurato. Il BMI, sebbene largamente impiegato, non tiene conto della distribuzione del grasso corporeo né distingue tra massa grassa e muscolare, generando diagnosi potenzialmente fuorvianti. Javier Gómez Ambrosi della Clínica Universidad de Navarra ha sottolineato l’importanza della valutazione della composizione corporea, in particolare della percentuale di grasso (BF%) e della massa muscolare, per identificare correttamente il rischio cardiometabolico.
Secondo gli specialisti, strumenti aggiuntivi come la circonferenza vita e il rapporto vita-altezza (WHtR), insieme a tecniche di imaging per misurare il grasso viscerale, offrono una stratificazione del rischio più precisa.
Patricia Yárnoz e Isabel M. Vegas Aguilar evidenziano infine il ruolo delle analisi biochimiche e dell’apporto nutrizionale, cruciali per un piano terapeutico su misura. L’obiettivo: conservare la massa muscolare e ridurre l’adiposità disfunzionale, promuovendo un dimagrimento sano e sostenibile.


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