Il Paese dei bunker, ogni cittadino ha un rifugio nucleare: dove, perché e costo

Ogni nuova abitazione deve includerne uno, oppure il costruttore deve finanziare un posto in un bunker pubblico nei dintorni

Essere preparati non è mai stato così attuale. È questa la mentalità che sembra aver spinto milioni di cittadini svizzeri a riscoprire – o costruire ex novo – bunker nei propri giardini. Un cambiamento di prospettiva che ha avuto una svolta decisiva dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022. La Svizzera, con un misto di ammirazione e stupore da parte dei Paesi vicini, detiene il primato mondiale per numero di rifugi sotterranei per abitante. Un’infrastruttura imponente che, almeno sulla carta, potrebbe garantire un riparo a ciascun residente in caso di emergenza. Tra gli esempi più noti c’è il bunker di Sonnenberg, a Lucerna, costruito nel 1971 per accogliere fino a 20.000 persone e successivamente riconvertito in museo. Ancora oggi, con una capacità ridotta a 2.000 posti, resta tra i più grandi rifugi nucleari esistenti.

La nuova centralità della protezione civile

Nel clima di crescente tensione geopolitica, anche l’Europa ha ricominciato a investire con decisione nella difesa. Oltre all’aspetto militare, però, emerge con forza il tema della protezione civile: un insieme di misure non belliche pensate per salvaguardare la popolazione, tra cui spiccano la costruzione e la manutenzione di rifugi antiatomici. A spingere verso questo ritorno al passato è soprattutto un diffuso senso di insicurezza. “Prima del 2022, i bunker erano considerati inutili da molti, anche tra i politici”, ha spiegato Daniel Jordi, responsabile della protezione civile a livello federale.

Un obbligo sancito dalla legge

In Svizzera, una normativa in vigore da oltre sessant’anni impone che ogni abitante abbia accesso a un rifugio. Ogni nuova abitazione deve includerne uno, oppure il costruttore deve finanziare un posto in un bunker pubblico nei dintorni, gestito dallo Stato. Il risultato? Circa 370.000 rifugi sparsi su tutto il territorio nazionale, capaci di garantire protezione per un periodo che varia da poche ore fino a due settimane. I sistemi di filtraggio dell’aria, con una durata stimata di 40 anni, sono progettati per difendere da radiazioni, agenti chimici e armi biologiche.

I costi e gli usi in tempo di pace

Il prezzo per la costruzione e la manutenzione di un posto in bunker si aggira intorno ai 1.400 franchi svizzeri per rifugi collettivi, mentre può superare i 3.000 per quelli di dimensioni più contenute. Un costo spesso paragonato a quello di una normale polizza sanitaria annuale. Quando non utilizzati per emergenze, molti svizzeri trasformano i bunker in cantine, depositi, saune, o addirittura sale prove per musicisti e spazi per il paintball, come accadeva negli anni Novanta.

Una competenza esportata nel mondo

Oltre a usarli, i cittadini elvetici li esportano. La Svizzera è infatti, insieme alla Finlandia, tra i principali fornitori mondiali di competenze, materiali e tecnologie per la costruzione di rifugi sotterranei. Non senza polemiche: nel 2003, ad esempio, l’azienda Zellweger Luwa finì nel mirino per aver venduto negli anni Ottanta i propri sistemi di ventilazione al regime di Saddam Hussein.

Il ritorno dei bunker in Europa

La Svizzera non è sola in questa corsa alla sicurezza. La Norvegia ha recentemente reintrodotto l’obbligo di costruire rifugi antiaerei per ogni nuovo edificio, una misura rimasta in vigore ininterrottamente nella Confederazione dal 1963. In Germania, invece, è tornato d’attualità il dibattito sull’opportunità di dotarsi di rifugi civili, in parallelo ai nuovi investimenti nella difesa. Anche l’Unione Europea si è mossa: lo scorso marzo ha invitato i cittadini a tenere a portata di mano una scorta d’emergenza sufficiente per almeno 72 ore. Un chiaro segnale che i tempi stanno cambiando e che la preparazione individuale è tornata al centro della discussione pubblica.