Il petrolio venezuelano perde quota: tra sanzioni USA e pressioni cinesi, Caracas cerca una via d’uscita

I funzionari cinesi vogliono degli sconti ancora più consistenti sui barili venezuelani e stanno rinegoziando i contratti

La linfa vitale del petrolio venezuelano si sta disintegrando, e non solo a causa del collasso delle infrastrutture o di una gestione cronica. Sono la geopolitica, le sanzioni e la disperazione, tutto ciò che ruota attorno a Caracas, mentre gli Stati Uniti chiudono la porta. La scorsa settimana il vicepresidente venezuelano Delcy Rodríguez si è presentato a Pechino con una richiesta urgente: comprare più petrolio, e in fretta. Con il presidente USA Donald Trump che ha cacciato Chevron e altre aziende straniere dal Paese sudamericano entro il 27 maggio e imposto dei dazi del 25% a chiunque osi acquistare greggio venezuelano, Caracas sta lottando per assicurarsi il suo unico cliente petrolifero rimasto: la Cina. Pechino, però, non sta esattamente offrendo un caloroso benvenuto. I funzionari cinesi vogliono degli sconti ancora più consistenti sui barili venezuelani e stanno rinegoziando i contratti.