“Il potenziale sismogenetico dello Stretto di Messina non è in grado di produrre terremoti superiori a 7.1 della scala Richter. In ogni caso, il Ponte sullo Stretto è progettato per restare in campo elastico anche con magnitudo superiore“. Lo afferma la Società Stretto di Messina in una nota diffusa in relazione alle affermazioni del Professor Doglioni sul progetto del ponte. “Come ribadito più volte e chiarito in consessi scientifici, la Società Stretto di Messina precisa che il progetto del Ponte sullo Stretto ha ampiamente analizzato le tematiche geologiche e sismiche”, si legge nel comunicato. “Parlare di accelerazione al suolo è un modo semplicistico, e concettualmente errato, di affrontare un problema complesso come la resistenza di una struttura a sollecitazioni sismiche. Come è noto a chiunque si occupi di ingegneria sismica va considerato lo spettro sismico di progetto“.
Sul tema, prosegue la Società, “i tecnici della Stretto di Messina hanno più volte risposto puntualmente a queste osservazioni. Il progetto del ponte prevede accelerazioni massime superiori a 1,5 g, allo stato limite di integrità strutturale, e non di 0,58 g come grossolanamente affermato. Sul sito istituzionale della Società è anche presente un documento redatto dai progettisti in cui viene confrontato lo spettro di progetto dell’opera con lo spettro registrato in occasione dei terremoti dell’Aquila e Amatrice, citati da Doglioni. Si evince chiaramente – prosegue la nota – che alle frequenze di interesse per il ponte, le accelerazioni di progetto sono sensibilmente superiori a quelle registrate nei terremoti dell’Aquila e Amatrice, e quindi le osservazioni di Doglioni sono del tutto prive di fondamento”.
“Tutte le faglie dello Stretto sono note, censite e monitorate”
La Società ricorda poi che “per gli aspetti geologici e sismici, il progetto definitivo è corredato da oltre 300 elaborati geologici frutto di nuova e più ampia documentazione a varie scale grafiche, realizzata con l’ausilio di circa 400 indagini puntuali, tra sondaggi geologici, geotecnici e sismici. Tutte le faglie presenti nell’area dello Stretto di Messina sono note, censite e monitorate, comprese quelle del versante calabrese”. “I punti di contatto con il terreno dell’Opera, sulla base degli studi geosismotettonici eseguiti, sono stati individuati evitando il posizionamento su faglie attive”, conclude la Società.
“Le costruzioni di ponti sospesi in zona sismica avvengono da sempre in ogni parte del mondo in aree con potenziali sismogenetici più rilevanti dello Stretto di Messina: Turchia; Grecia; Giappone; California. Il potenziale sismogenetico dello Stretto di Messina non è in grado di produrre terremoti superiori a 7.1 della scala Richter. In ogni caso, il Ponte sullo Stretto è progettato per restare in campo elastico anche con magnitudo superiore”, conclude la società Stretto di Messina.
Le dichiarazioni di Doglioni
“Lo stretto di Messina si può definire certamente con un’area epicentrale con eventi che possono avere magnitudo anche superiore a sette. E ce lo dice non solo il terremoto del 1908, ma anche quello del 1693. Quindi, il fatto che il terremoto sia avvenuto solamente poco più di un secolo fa non ci garantisce che passeranno tanti altri secoli prima che arrivi il prossimo terremoto”. Lo ha detto l’ex Presidente dell’INGV Carlo Doglioni, intervenendo a un convegno dell’associazione ‘Invece del Ponte’ che si è tenuto a Messina. Doglioni ha indicato, tra l’altro, “fondazioni su terreni instabili, rischio di liquefazione, innalzamento del livello del mare di almeno un metro entro la fine del secolo, venti sempre più intensi a causa dei cambiamenti climatici”.
E, in particolare, la presenza di faglie attive: “il ponte – ha spiegato indicandole su uno schermo – è posizionato in questa posizione in una struttura che noi chiamiamo grave. Durante il rilievo, abbiamo visto chiaramente che ci sono delle faglie che noi possiamo considerare attive che sono una nord di capo Peloro, a nord di Ganzirri e poi all’interno dello stretto di Messina“.


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