Mancano poche ore al rientro incontrollato in atmosfera del modulo di atterraggio della sonda sovietica Kosmos 482, lanciata nel 1972 per atterrare su Venere e poi rimasta intrappolata nell’orbita terrestre per 53 anni a causa di un guasto. Il detrito spaziale, che ha un diametro di un metro e pesa quasi 500 chili, è racchiuso da un guscio protettivo in titanio e potrebbe non disintegrarsi, arrivando pressoché intatto alla superficie terrestre. L’ultimo aggiornamento prevede che il rientro in atmosfera possa avvenire sabato 10 maggio intorno alle 7:49 ora italiana, con una finestra di rischio che si apre intorno alle 3 del mattino e si chiude verso mezzogiorno.
Dove cadrà
L’incertezza temporale è anche incertezza geografica. Considerata l’inclinazione dell’orbita del detrito, il suo rientro potrebbe avvenire tra 52 gradi di latitudine nord e 52 gradi di latitudine sud, una fascia che include gran parte degli oceani e delle terre emerse, compresi Stati Uniti, Europa centro-meridionale, America centrale e meridionale, Africa, Cina, India e Australia.
Nella finestra temporale prevista, anche l’Italia potrebbe essere interessata da alcuni sorvoli, ma la situazione non sembra destare particolari preoccupazioni. “Bisogna innanzitutto dire che quei passaggi disegnati sulle mappe sono indicativi e non ci permettono ancora di dire con esattezza quali territori saranno sorvolati”, come dice all’ANSA Luciano Anselmo, esperto di dinamica spaziale e associato di ricerca presso l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione ‘A. Faedo’ del Cnr (Isti-Cnr). “Un’idea più precisa l’avremo quando mancheranno 6-8 ore al rientro e pochissimi sorvoli”.

Le possibilità che colpisca qualcuno
La probabilità che qualcuno nel mondo venga colpito dall’oggetto è comunque bassa, pari a 1 su 25.000, e considerando solo l’Italia il rischio si riduce ancora di più, spiega Anselmo. “Questo detrito non viene considerato un oggetto pericoloso perché il rischio che colpisca qualcuno è inferiore al valore soglia internazionalmente riconosciuto di 1 su 10.000. Ci aspettiamo poi che il lander arrivi pressoché intatto alla superficie terrestre, perché progettato per resistere all’atmosfera di Venere che è ben più densa di quella terrestre, e questo fatto paradossalmente lo rende un oggetto ancora meno pericoloso, perché non dovrebbe generare frammenti“, spiega l’esperto.
Gli effetti al suolo
Il detrito viaggia nello spazio a quasi 28.000km/h e, dopo essere stato frenato dall’atmosfera, raggiungerà la superficie terrestre a una velocità di circa 200km/h. Se l’impatto dovesse avvenire sulla terraferma, invece che sul mare, gli effetti potrebbero variare in base alle caratteristiche del suolo. “Ci possiamo aspettare che generi un piccolo cratere, oppure che possa spaccarsi per l’impatto”, aggiunge Anselmo. “L’effetto sarebbe paragonabile a quello di una piccola utilitaria che si schianta a 200km/h”.
Attivata una task force
L’attenzione resta alta e anche in Italia è stata attivata una task force presso il Centro di Space Situational Awareness dell’Aeronautica Militare di Poggio Renatico, vicino Ferrara, che è responsabile dei servizi di ‘Re-Entry’ e ‘Fragmentation’ all’interno del Consorzio Europeo Space Surveillance and Tracking (Eu-Sst). Il monitoraggio del detrito avviene attraverso una rete di sensori europei e anche italiani, come quelli situati in Emilia Romagna, Sardegna e Basilicata.


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