Le rughe che si formano sulle dita dopo una lunga immersione in acqua non sono casuali: si ripresentano sempre nello stesso modo. È quanto rivela uno studio condotto da Guy German, professore associato alla Binghamton University (Stato di New York), insieme a Rachel Laytin, e pubblicato sul Journal of the Mechanical Behavior of Biomedical Materials.
Il team di ricerca ha immerso le dita di alcuni partecipanti in acqua per 30 minuti, scattando fotografie prima e dopo l’immersione. L’esperimento è stato ripetuto almeno 24 ore dopo. Analizzando le immagini, i ricercatori hanno scoperto che la disposizione delle rughe – le anse e le creste – rimaneva sostanzialmente identica tra le immersioni.
Il fenomeno si spiega con la contrazione dei vasi sanguigni sotto la pelle, che si attivano in modo prevedibile e in punti stabili, generando rughe sempre nello stesso schema. Un altro elemento interessante emerso dallo studio è che le persone con danni al nervo mediano non presentano questo tipo di rughe, suggerendo che il sistema nervoso gioca un ruolo fondamentale nel processo.
Oltre al valore scientifico, la scoperta potrebbe avere applicazioni pratiche, in particolare nel campo forense: la stabilità delle rughe potrebbe infatti facilitare l’identificazione di impronte digitali su corpi immersi in acqua per lunghi periodi.


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