È stato il più massiccio attacco con droni mai registrato dall’inizio del conflitto: nella notte tra sabato e domenica, la Russia ha lanciato ben 273 droni contro città ucraine, provocando vittime civili e ingenti danni, proprio alla vigilia di un atteso colloquio tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader del Cremlino Vladimir Putin sulla proposta di cessate il fuoco. Secondo l’intelligence ucraina, Mosca starebbe inoltre pianificando il lancio di un missile balistico intercontinentale come dimostrazione di forza verso l’Occidente. Al momento non è giunta alcuna replica ufficiale da parte del governo russo su queste accuse.
Nel sobborgo di Obukhiv, a ovest di Kyiv, la 44enne Natalia Piven ha raccontato la drammatica fuga nel cuore della notte, quando si è rifugiata in una cantina con il figlio subito dopo l’allarme aereo. Dopo il primo attacco, madre e figlio hanno corso verso un rifugio in un asilo della zona, ma una seconda ondata di droni ha devastato il quartiere. Una donna di 28 anni è morta, altri tre civili sono rimasti feriti, tra cui un bambino di quattro anni. “Sentivo chiaramente il drone volare verso casa mia. Non riesco a superarlo, è stato orribile”, ha dichiarato Piven.
Zelensky a Roma per rinsaldare i rapporti con gli USA
Nel frattempo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è recato a Roma domenica per incontrare il vicepresidente americano JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, a margine dell’inaugurazione di Papa Leone. Il colloquio, durato circa 40 minuti, si inserisce nel tentativo di ricucire i rapporti con Washington dopo l’imbarazzante visita di febbraio alla Casa Bianca.
Pressioni per il cessate il fuoco
Venerdì si è tenuto il primo incontro diretto tra le delegazioni di Ucraina e Russia dopo oltre tre anni. Un evento reso possibile dalle pressioni di Trump, che ha promesso di porre fine al conflitto in tempi rapidi. Le parti hanno concordato lo scambio di 1.000 prigionieri ciascuna, ma non sono riuscite a trovare un accordo sul cessate il fuoco, con Kiev che ha giudicato “inaccettabili” le condizioni imposte da Mosca.
Il presidente ucraino si è detto disponibile ad accettare una tregua immediata di almeno 30 giorni senza condizioni, come proposto da Trump. Mosca, invece, vuole lo stop alle forniture di armi occidentali all’Ucraina come prerequisito per il cessate il fuoco.
L’Europa prova a mediare
I leader di Germania, Francia, Regno Unito e Polonia si sono detti intenzionati a parlare con Trump prima del colloquio con Putin, previsto per lunedì. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che i quattro leader si sono recati la settimana scorsa a Kyiv per spingere verso nuove sanzioni contro la Russia nel caso Mosca continui a rifiutare il dialogo.
Zelensky ha riferito che, al termine del summit, i leader europei hanno telefonato insieme a Trump per sottolineare l’urgenza di una tregua e la necessità di mantenere la pressione internazionale su Mosca. Il contesto geopolitico resta estremamente teso, con il rischio che nuovi attacchi o mosse provocatorie – come il possibile lancio di un missile intercontinentale – possano compromettere ogni possibilità di accordo. L’incontro tra Trump e Putin potrebbe segnare una svolta, ma per ora il campo di battaglia resta attivo e sanguinoso.



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