Quando un vulcano si prepara a eruttare, lo fa con discrezione. I primi segnali non sono esplosioni o colonne di fumo, ma qualcosa di molto più sottile: le foglie degli alberi che diventano più verdi. A svelare questo curioso legame tra vulcani e vegetazione è una nuova ricerca condotta da NASA e Smithsonian Institution, che potrebbe rivoluzionare i sistemi di allerta precoce.
Il verde che annuncia il pericolo
Secondo gli scienziati, l’aumento di anidride carbonica (CO₂) emessa dal sottosuolo vulcanico, spesso uno dei primi segnali che il magma si sta avvicinando alla superficie, stimola la fotosintesi delle piante, rendendole più sane e quindi più verdi. Questo effetto, fino a poco tempo fa osservabile solo con rilevazioni dirette sul campo, può oggi essere monitorato dallo Spazio grazie ai satelliti.
“L’idea è trovare un indicatore misurabile che sostituisca la CO₂“, difficile da osservare con i satelliti a causa della sua abbondanza nell’atmosfera, ha spiegato Robert Bogue, dottorando in vulcanologia all’Università McGill.
Il ruolo dei satelliti e della tecnologia spaziale
Utilizzando i dati raccolti dal satellite Landsat 8 tra il 2011 e il 2018, un team di ricerca ha individuato 16 picchi significativi di CO₂ e di “verde” delle piante nei pressi dell’Etna. Questi picchi coincidevano con movimenti ascendenti del magma, rendendo la vegetazione un potenziale alleato nell’identificazione di eruzioni imminenti.
“Esistono già sistemi di allerta per i vulcani”, ha dichiarato Florian Schwandner, vulcanologo e direttore della Earth Science Division presso il NASA Ames Research Center. “Il nostro obiettivo è renderli più precoci ed efficaci”.
Una soluzione promettente, ma non universale
La tecnica non è però applicabile ovunque. Molti vulcani, come quelli nei deserti o nelle regioni artiche, non ospitano abbastanza vegetazione da consentire un’analisi satellitare affidabile. Inoltre, fattori esterni come incendi, malattie forestali o condizioni meteorologiche estreme possono alterare la risposta delle piante alla CO₂.
“Non sarà una soluzione miracolosa”, ha ammesso Schwandner, “ma potrebbe davvero cambiare le regole del gioco”.
Verso il futuro del monitoraggio vulcanico
Per garantire l’accuratezza del metodo, è stato avviato il progetto AVUELO (Airborne Validation Unified Experiment: Land to Ocean), che confronterà le immagini satellitari con osservazioni a terra per calibrare gli strumenti e affinare i modelli.


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