Un tempo Giove era molto più imponente: avrebbe potuto contenere 2mila Terre

Un nuovo studio getta luce sui primi momenti del nostro Sistema Solare: Giove, il colosso gassoso, era molto più massiccio

Giove, il gigante gassoso che oggi domina il Sistema Solare per massa e dimensioni, un tempo era ancora più imponente: il doppio delle dimensioni attuali, con un campo magnetico 50 volte più potente. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Astronomy, che riscrive la storia primordiale del nostro vicinato cosmico. Secondo i nuovi calcoli condotti dal team guidato da Konstantin Batygin, professore di scienze planetarie al California Institute of Technology, appena 3,8 milioni di anni dopo la formazione dei primi oggetti solidi nel Sistema Solare, Giove era un colosso in espansione. La sua dimensione era tale da poter contenere oltre 2.000 Terre, contro le circa 1.300 che può ospitare oggi nel suo volume attuale.

Il nostro obiettivo finale è comprendere da dove veniamo“, ha spiegato Batygin. “Definire le fasi iniziali della formazione planetaria è essenziale per risolvere questo enigma. Ciò ci avvicina alla comprensione di come ha preso forma non solo Giove, ma l’intero Sistema Solare“.

Un salto nel passato

A rendere possibile questo salto nel passato non è stato l’esame diretto del pianeta, ma l’osservazione dettagliata delle orbite di 2 sue lune minori: Amaltea e Tebe. Questi piccoli satelliti, vicinissimi al pianeta, seguono traiettorie leggermente inclinate che, secondo gli scienziati, sono rimaste pressoché invariate fin dai primordi del Sistema Solare.

Analizzando queste inclinazioni orbitali, il team ha potuto “decodificare” le condizioni primordiali del pianeta, risalendo alle sue dimensioni e al suo campo magnetico originario. Un approccio innovativo che ha evitato le assunzioni tradizionali sui tassi di accrescimento gassoso dei giovani pianeti, spesso soggette a grande incertezza.

Giove, architetto del Sistema Solare

Sebbene lo studio non analizzi direttamente l’influenza gravitazionale di un Giove così massiccio sull’ambiente circostante, sottolinea comunque il suo “ruolo fondamentale” nel plasmare l’architettura generale del Sistema Solare.

In quel periodo critico, spiega Batygin, la nube di gas e polveri residua dalla formazione del Sole stava svanendo. La fine della sua presenza ha segnato il termine del processo di formazione planetaria e ha fissato la configurazione finale del nostro sistema planetario.

Quello che abbiamo definito è un punto di riferimento prezioso“, ha concluso Batygin. “Un momento chiave da cui possiamo ricostruire con maggiore precisione l’evoluzione del Sistema Solare“.

La scoperta apre nuove strade nella comprensione dei meccanismi di formazione planetaria e del ruolo centrale dei giganti gassosi. Se Giove, all’alba della sua esistenza, era davvero così imponente, è possibile che abbia agito come uno scultore celeste, determinando le orbite, le dimensioni e forse perfino la sopravvivenza degli altri pianeti.