Terremoto Abruzzo: sciame sismico sul Lago di Campotosto: 11 scosse in 24 ore

Sequenza ravvicinata e magnitudo bassa, ma non da sottovalutare

Il 24 maggio 2025, l’area del Lago di Campotosto, in Abruzzo, è stata interessata da una sequenza sismica degna di attenzione. In meno di 24 ore sono stati registrati ben 11 terremoti, una serie che, pur essendo caratterizzata da magnitudo contenute, assume particolare rilevanza per la storia sismica e la vulnerabilità geologica del territorio. La fase più intensa dello sciame si è verificata in tarda serata, tra le 23:16 e le 23:57, quando tre scosse consecutive hanno colpito l’area con magnitudo di M 2.2, M 2.4 e M 2.1, secondo i dati dell’INGV.

Nonostante questi valori siano classificabili come bassi in termini assoluti, è importante sottolineare che il contesto geodinamico in cui si inseriscono conferisce loro un peso maggiore. Il Lago di Campotosto si trova infatti in una zona di confine tra l’Appennino centrale e il Gran Sasso, un’area nota per la sua complessità tettonica e per l’alto potenziale sismogenetico. La faglia attiva di Campotosto, protagonista di questo sciame, è una delle strutture più studiate dell’Appennino centro-meridionale. Si estende per circa 25 km in direzione nord-ovest/sud-est e coinvolge i territori dei comuni di Capitignano, Campotosto e Amatrice.

Questa faglia è di tipo estensionale, in linea con la cinematica generale della catena appenninica, ed è stata già al centro di numerose analisi scientifiche a seguito dei devastanti eventi sismici del 2016-2017. In quel frangente, fu evidenziata la sua capacità di attivarsi con meccanismi concatenati e in tempi molto ravvicinati, comportando una sequenza di scosse che ha colpito in rapida successione più aree dell’Italia centrale.

Lo sciame sismico del 24 maggio, sebbene di entità contenuta, viene dunque monitorato con estrema attenzione dai sismologi. La ripetitività e la localizzazione degli eventi suggeriscono una riattivazione transitoria o una fase di rilascio di stress lungo la struttura, fenomeni tipici di faglie mature ma potenzialmente in grado di generare anche eventi più significativi. In assenza di segnali premonitori evidenti, resta fondamentale mantenere alta la sorveglianza e continuare a investire nella prevenzione e nella comunicazione scientifica, soprattutto in territori già colpiti in passato da crisi sismiche rilevanti.