Una nuova ricerca getta luce sull’intricato legame tra la dipendenza da sostanze e la percezione della musica. Lo studio, condotto da Jan Stupacher dell’Università di Aarhus e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, rivela come i disturbi da uso di sostanze alterino il sistema di ricompensa dopaminergico, cruciale non solo per il piacere musicale ma anche per le funzioni cognitive.
L’indagine si è concentrata sull’esperienza del “groove“, quella piacevole spinta a muoversi a ritmo di musica. Confrontando 35 individui in riabilitazione per abuso di eroina e cocaina con 23 soggetti di controllo, i ricercatori hanno scoperto una peculiarità sorprendente: i partecipanti con dipendenze valutavano la musica più complessa ritmicamente e armonicamente come dotata di un “groove” più intenso rispetto al gruppo di controllo.
Questo schema si discosta da quanto osservato in altre condizioni con alterazioni dopaminergiche, come il Parkinson o l’anedonia musicale, suggerendo un impatto specifico delle sostanze sulla percezione uditiva. Gli autori ipotizzano che l’abuso di droghe innalzi la soglia di gratificazione, modificando il modo in cui il cervello processa e reagisce agli stimoli musicali. Tali scoperte aprono nuove prospettive per terapie innovative basate sulla musica per supportare il recupero di persone con disturbi da uso di sostanze.


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