Una strategia innovativa per rafforzare l’immunità mucosale e sistemica. Negli ultimi decenni, i vaccini hanno rivoluzionato la salute pubblica, ma la pandemia di COVID-19 ha messo in luce una lacuna importante: i vaccini iniettabili tradizionali, sebbene altamente efficaci nel prevenire le forme gravi di malattia, sono meno performanti nel bloccare l’infezione all’ingresso, ovvero nelle mucose respiratorie. Da qui nasce l’interesse crescente verso i vaccini somministrati per via nasale. Le mucose respiratorie rappresentano la prima linea di difesa contro virus e batteri inalati. I vaccini nasali offrono un doppio vantaggio: stimolano sia la risposta immunitaria sistemica (anticorpi IgG nel sangue) che quella locale (IgA secretorie nelle mucose). Quest’ultima è fondamentale per impedire l’ingresso dei patogeni e ridurre la trasmissione.
La ricerca ha dimostrato che i vaccini nasali possono indurre anche cellule T residenti nella mucosa, conferendo una memoria immunitaria a lungo termine. Questo li rende particolarmente adatti a contrastare virus respiratori come SARS-CoV-2, influenza, RSV e batteri come Streptococcus pneumoniae.
Le sfide della formulazione nasale
L’ambiente nasale è ostile per i vaccini: le secrezioni mucose diluiscono rapidamente gli antigeni e gli enzimi presenti possono degradarli. Inoltre, la quantità somministrabile è limitata a circa 200 microlitri. Per superare questi ostacoli, si stanno sviluppando sistemi di rilascio innovativi come:
- Nanogel cationici (cCHP): composti da pullulano e colesterolo, modificati per aderire alla mucosa e rilasciare lentamente l’antigene.
- Liposome: vescicole lipidiche che proteggono l’antigene e facilitano l’assorbimento.
- Chitosano: polimero naturale con proprietà mucoadesive, capace di migliorare il trasporto dell’antigene.
Successi preclinici e studi clinici
Diversi vaccini nasali hanno mostrato risultati promettenti in modelli animali. Il vaccino cCHP-PspA, ad esempio, ha protetto topi e primati contro infezioni da pneumococco. Un altro candidato, cCHP-[SHe–PspA], ha dimostrato efficacia nel bloccare l’infezione da RSV. Anche nel contesto del COVID-19, numerosi studi preclinici su animali hanno evidenziato che i vaccini nasali a vettore virale (es. adenovirus, virus parainfluenzali) inducono una risposta mucosale robusta e prevengono l’infezione in tutto il tratto respiratorio. Tuttavia, i risultati clinici sull’uomo sono ancora limitati. Un esempio è il vaccino nasale ChAdOx1 nCoV-19, che pur avendo mostrato buona tollerabilità, ha indotto una risposta immunitaria mucosale modesta.
Rischi e sicurezza
Una delle preoccupazioni principali è la vicinanza della cavità nasale al sistema nervoso centrale. Alcuni componenti vaccinali o adiuvanti potrebbero attraversare la barriera olfattiva e raggiungere il cervello, causando effetti collaterali come infiammazioni o, in rari casi, patologie neurologiche. Per questo, lo sviluppo di vaccini nasali richiede una valutazione attenta della sicurezza, soprattutto nei soggetti vulnerabili come bambini e anziani.
Il futuro: mRNA nasali e strategie combinate
Con il precedente dei vaccini mRNA per COVID-19, cresce l’interesse verso formulazioni nasali basate su questa tecnologia. I ricercatori stanno sviluppando sistemi di veicolazione in grado di proteggere l’mRNA dalla degradazione e facilitarne l’assorbimento mucosale. Studi preclinici hanno già mostrato che tali vaccini possono indurre una forte immunità sia sistemica che mucosale. Un’altra strategia emergente è quella “prime-and-spike”: una dose iniziale iniettabile seguita da un richiamo nasale, per ottenere una protezione completa.
I vaccini nasali rappresentano un’evoluzione cruciale nella lotta contro le infezioni respiratorie. Offrono la possibilità di bloccare il virus all’ingresso, ridurre la trasmissione e fornire una protezione più duratura. Nonostante le sfide tecniche e regolatorie, il panorama della ricerca è promettente: dai nanogel alle formulazioni mRNA, il futuro della vaccinazione passa anche… per il naso.


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