Nel corso dell’ultima stagione influenzale, appena conclusasi con la scorsa settimana, l’Italia ha registrato oltre 16 milioni di casi di sindromi simil-influenzali, il dato più alto mai rilevato dalle reti di sorveglianza nazionale. Un numero che da solo evidenzia quanto i virus respiratori rappresentino una minaccia concreta per la salute pubblica, ma che va letto insieme ad altri segnali preoccupanti. Sono infatti diversi i numeri relativi a infezioni prevenibili che hanno caratterizzato l’ultimo inverno, con conseguenze sulla salute pubblica e sul SSN.
L’importanza di rimettere al centro la prevenzione attraverso una rinnovata cultura vaccinale è stato il tema affrontato al Ministero della Salute in occasione dell’incontro scientifico-istituzionale “Strategie vaccinali in vista dell’autunno: la costruzione di una nuova cultura della prevenzione”, secondo appuntamento della quarta edizione del progetto “La Sanità che vorrei…”, moderato dal giornalista scientifico Daniel Della Seta, organizzato da Aristea International, promosso dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, in collaborazione con altre società scientifiche (in questa occasione SIP, SIGOT, SIMG, SItI), istituzioni, politici, associazioni come FIMP e l’Associazione BPCO e Altre Patologie Respiratorie.
Il messaggio di Maria Rosaria Campitiello, Capo del Dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del Ministero della Salute, ha sottolineato come la prevenzione sia il pilastro di una sanità sostenibile. Prevenzione non è solo scienza, ma anche responsabilità e futuro.
Preziosa la testimonianza di una figura come Mogol, autore del libro “La rinascita. La salute è il risultato di una cultura assimilata e applicata con rigore”. Con semplicità e brillantezza ha lanciato un appello basato su esperienza e studi di medicina che sono stati la sua grande passione, rispondendo alla domanda “Come si fa a non ammalarsi?”. Ha sottolineato il ruolo dell’ambiente, della tenuta psicologica, dell’alimentazione, diversi fattori che concorrono a determinare la salute umana scongiurando la contrazione di malattie anche letali.
I dati
Nel 2024 in Italia si sono registrati oltre mille casi di morbillo, mentre in Europa il virus ha causato 23 decessi, di cui 14 tra bambini sotto i 5 anni. Nello stesso anno, il COVID-19 ha provocato 3.561 decessi nel nostro Paese, e tre bambini hanno perso la vita per la pertosse. Sono numeri che rappresentano vite spezzate da patologie evitabili. Anche il virus respiratorio sinciziale (RSV), particolarmente pericoloso per i più piccoli e per gli anziani, è responsabile in Italia di circa 1.800 decessi ogni anno.
“Questi dati, presi nel loro insieme, rappresentano un forte richiamo all’importanza della vaccinazione come strumento di prevenzione, protezione e responsabilità collettiva – ha sottolineato il Prof. Massimo Andreoni, Direttore Scientifico SIMIT – Gran parte delle ospedalizzazioni, delle complicanze gravi e dei decessi associati a queste infezioni si sarebbe potuta evitare con una copertura vaccinale più ampia. Le vaccinazioni non sono solo un atto individuale di protezione, ma un pilastro della sanità pubblica, in grado di ridurre il carico di malattia, alleggerire i sistemi sanitari e salvare vite umane. Rafforzare l’adesione ai programmi vaccinali già disponibili per influenza, morbillo, COVID-19, pertosse, RSV, pneumococco e herpes zoster è una necessità”.
“Le persone fragili, come gli anziani, i pazienti immunocompromessi o con patologie croniche, pagano il prezzo più alto quando le coperture vaccinali sono insufficienti – evidenzia il Prof. Claudio Mastroianni, Past President SIMIT – Per loro, un’infezione che per altri potrebbe essere lieve può trasformarsi in una complicanza grave, se non addirittura letale. Le vaccinazioni rappresentano uno scudo indispensabile: proteggere i fragili significa rafforzare la salute dell’intera comunità. I dati per tutte le vaccinazioni disponibili sono ancora lontani dalle coperture ottimali del 95%. Per questo è importante impostare sin da adesso la campagna vaccinale del prossimo autunno e sensibilizzare la cittadinanza su questo gesto”.
Il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV), noto soprattutto per le infezioni respiratorie nei bambini piccoli, rappresenta oggi una minaccia crescente anche per la popolazione adulta, in particolare per gli over 60 e per i soggetti con comorbidità. In Italia, ogni anno si stimano circa 290.000 casi di infezione respiratoria acuta da RSV tra gli over 60, con oltre 26.000 ospedalizzazioni e circa 1.800 decessi in ambito ospedaliero.
“Nonostante l’esistenza di vaccini sicuri ed efficaci per prevenire l’infezione da RSV negli anziani, il nostro Paese non ha ancora introdotto raccomandazioni istituzionali che ne facilitino l’adozione su scala nazionale – evidenzia il Prof. Massimo Andreoni – l’inclusione della vaccinazione contro l’RSV nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale rappresenterebbe un passo decisivo per proteggere le persone più vulnerabili, come gli ultra75enni e i pazienti con patologie croniche come BPCO, insufficienza cardiaca o diabete. Prevenire l’RSV significa ridurre ospedalizzazioni, complicanze e mortalità”.
Il dialogo tra comunità scientifica e istituzioni e il posizionamento dell’Italia in Europa sulla prevenzione sono stati alcuni dei temi analizzati nella tavola rotonda “Una protezione oltre le stagioni per tutelare i pazienti fragili tutto l’anno: come costruire un percorso di 365 giorni”. Il Sen. Maurizio Gasparri, 2a Commissione, Giustizia, ha ribadito l’importanza per la politica di affidarsi alla Scienza e quindi la sua piena fiducia nei vaccini come strumento di prevenzione. La Sen. Elisa Pirro della 5a Commissione, Programmazione economica e bilancio ha sottolineato il ruolo della prevenzione come investimento. La Prof.ssa Anna Teresa Palamara, Direttore Dipartimento Malattie Infettive, ISS, è intervenuta sull’importanza di tenere alta l’attenzione su malattie ad alta contagiosità come il morbillo. Marco Cavaleri, Presidente Emergency Taskforce EMA, ha annunciato gli sforzi in corso a livello internazionale migliorare la capacità di innovazione per affrontare i patogeni più pericolosi, per i quali talvolta non ci sono farmaci; sono allo studio anche delle combinazioni di vaccini per aumentare le coperture e le capacità di vaccinare sia i giovani che gli anziani.
Tra gli altri temi emersi, vi sono stati l’interazione tra pubblico e privato con i benefici che può dare questa sinergia, la dimensione europea e la recettività dell’Italia dei programmi internazionali, con il nostro Paese che rappresenta una delle realtà in cui l’esitazione vaccinale è più alta. Ad affrontare questi temi Fabio Landazabal, Presidente del Gruppo Prevenzione, Farmindustria; il Prof. Carlo Signorelli, Presidente NITAG; il Prof. Walter Ricciardi, Professore ordinario d’Igiene e Medicina Preventiva, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma; Maria Stella Giorlandino, Presidente Confapi Lazio.
Le fasi della vita caratterizzate da maggiore fragilità, la prima infanzia e l’età più avanzata, hanno rappresentato il focus della tavola rotonda scientifica “Le opportunità di prevenzione vaccinale dalla prima infanzia alla terza età: influenza, Covid-19, Pneumococco, Herpes Zoster, Meningococco, Virus Respiratorio Sinciziale”.
Il tema della prima infanzia è stato affrontato da Rino Agostiniani, Presidente SIP, che ha evidenziato l’importanza della prevenzione nei primi mille giorni di vita per gettare le basi del sistema immunitario e ha richiamato l’attenzione sul Meningococco B, che ha un picco tra i 15 e i 24 anni, una fascia che spesso resta scoperta dalla copertura preventiva visto che solo alcune regioni offrono la gratuità per questa vaccinazione, nonostante si tratti di una malattia dalle conseguenze devastanti. Anche Antonio D’Avino, Presidente FIMP, ha auspicato un maggiore coordinamento tra le regioni, con riferimento in particolare alla recente esperienza della somministrazione dell’anticorpo monoclonale nirsevimab per il Virus Respiratorio Sinciziale, che nell’ultimo inverno ha permesso di evitare numerose ospedalizzazioni e complicanze, ma con una grande frammentazione tra le regioni.
Il paziente adulto fragile è stato al centro delle riflessioni di Luca Cipriani, Vicepresidente SIGOT, alla vigilia del Congresso nazionale di Modena dal 21 al 23 maggio: ha posto l’accento sulla necessità dei PDTA capaci di inaugurare percorsi organizzati di strategie vaccinali per una sanità proattiva. La Prof.ssa Roberta Siliquini, Past President SItI, e Salvatore D’Antonio, Presidente Associazione BPCO e Altre Patologie Respiratorie, hanno sottolineato l’importanza di proteggere questi pazienti da gravi infezioni che possono avere complicanze anche letali. Tecla Mastronuzzi, Responsabile Macroarea Prevenzione SIMG, ha ricordato il ruolo strategico dei medici di famiglia, i quali devono far arrivare alle persone giuste il vaccino giusto al momento giusto, tenendo conto delle fragilità cliniche e delle difficoltà sociali o logistiche; a tale proposito ha auspicato la creazione di un’anagrafe vaccinale. Tommasa Maio, Responsabile Area Vaccini FIMMG, ha ribadito come la vaccinazione costituisca un diritto che deve evolvere sulla base delle esigenze del cittadino.


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